Archivi categoria: 2c) Personaggi – Generali e altri soldati

La morte di un amico, Jean Lannes

Lannes
Il Maresciallo Jean Lannes, duca di Montebello

Il 10 Aprile 1769 nacque Jean Lannes. Egli era un mio caro amico, ci conoscemmo infatti molto giovani nella prima Campagna d’Italia; in seguito mi seguì anche nella spedizione d’Egitto e raggiunse sempre maggior gloria nelle campagne successive. Le sue gesta, ed il suo coraggio gli valsero i soprannomi  “l’Orlando dell’Armata d’Italia” e “l’Achille della Grande Armée”. Per i suoi servigi lo nominai Duca di Montebello e Maresciallo di Francia. Il nostro rapporto era molto stretto, era uno dei pochi infatti che poteva rivolgersi a me con la forma del “tu”.

Oggi però vi voglio raccontare le tristi circostanze della sua morte.

Il 21-22 maggio 1809 si combatté la battaglia di Aspern-Essling, contro le forze austriache della Quinta Coalizione. Al mattino Lannes stava cavalcando sull’isola di Lobau e conversava con il Dottor Lannefranque che faceva parte del suo seguito:

“Addio; ci vedremo ancora presto, forse. Ci sarà molto lavoro per voi e i vostri colleghi oggi” disse il duca, indicando i medici e i chirurghi che stavano lì vicino; “Signor Duca,” replicò Lannefranque, “questo giorno vi darà ancora più gloria.” Lannes lo interruppe bruscamente: “La mia gloria, volete che parli francamente? Non approvo molto questi affari; e inoltre, qualunque sarà l’esito, questa sarà la mia ultima battaglia.” Il dottore voleva sapere il perché di quest’ultima affermazione, ma il maresciallo si allontanò al galoppo.

Nel secondo giorno della battaglia, a metà pomeriggio, le truppe di Lannes si ritrovarono travolte dalle scariche della soverchiante artiglieria nemica; migliaia di Francesi furono uccisi, così come la maggior parte degli aiutanti di campo del Maresciallo.

Decise quindi di spostare il suo Stato Maggiore, ma poco dopo morì davanti ai suoi occhi, colpito da un colpo alla testa, il generale Pouzet, che nel 1792 lo aveva fatto entrare nell’esercito. Il duca rimase stordito e afflitto, si spostò a Enzersdorf e si sedette a gambe incrociate dentro una trincea. Qui fu raggiunto di rimbalzo da una palla di cannone da cinque chili, che gli fracassò la rotula sinistra e gli lacerò la gamba destra.

Lannes fu subito soccorso dal dottor Larrey, ma temendo di essere vicino alla fine volle prima essere portato da me, per abbracciarmi un’ultima volta. Quando lo vidi sulla barella mi inginocchiai a fianco a lui e in lacrime gli dissi: “Lannes, mi riconosci?” “Si, Sire. Stai perdendo il tuo migliore amico”, rispose. “No no, vivrai! Puoi rispondere per la sua vita, Larrey?”. I soldati feriti che si trovavano lì vicino, sentendo la mia voce, si poggiarono sugli arti e gridarono con le poche forze rimaste “Viva l’Imperatore!”

Il dottor Dominique Jean Larrey
Il dottor Dominique Jean Larrey

I medici si consultarono e decisero di amputare la gamba sinistra del Maresciallo, decidendo poi di posporre l’operazione  sull’altro arto per il sopraggiungere di una forte febbre.

Infine anche l’altra gamba venne amputata; in un primo momento le condizioni di Lannes sembravano promettere bene, io stesso andavo a visitarlo spesso o chiedevo delle sue condizioni. In seguito però la febbre aumentò vertiginosamente e nonostante le attenzioni del Dottor Frank, uno dei più celebrati medici d’Europa, il duca di Montebello morì il 31 Maggio, alle cinque del mattino.

Poche ore prima di morire, disse al mio Primo Valletto che si sentiva di essere alla fine, e chiese di vedermi. Queste furono le ultime parole che mi disse:

“Non ti dico questo perché tu ti interessi alla mia famiglia; non ho bisogno di raccomandarti mia moglie e i miei figli. Dato che muoio per te, la tua gloria ti inviterà a proteggerli; non temo a dirti queste ultime parole, dettate da affetto sincero, che cambierai i tuoi piani verso di loro. Hai appena fatto un grande errore, e anche se ti priva del tuo migliore amico, non lo correggerai. La tua ambizione è insaziabile, e ti distruggerà. Tu sacrifichi inutilmente e spietatamente quelli che ti servono meglio; e quando cadono tu non provi rimorso per loro. Hai attorno a te soltanto adulatori; non vedo alcun amico che osa dirti la verità. Sarai tradito e abbandonato. Affrettati a finire questa guerra; è il desiderio generale. Non sarai mai più potente, ma potrai essere più amato. Perdona queste verità di un uomo morente, che morendo ti vuole bene.”

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Conversazione in esilio sulle donne

Durante l’esilio a Sant’Elena, capitò più volte di parlare delle donne; in una di queste conversazioni, parlai contro il loro umore mutevole.

A mio parere nulla rivela la loro buona educazione quanto il carattere uguale e il costante desiderio di piacere. Esse sono costrette a mostrarsi sempre sicure e pronte, continuamente in scena. Anche le mia due mogli sono sempre state cosi; pur differenti nei modi e nelle qualità, ma molto simili su questo punto. Raramente mi era capitato di cogliere sul loro volto un momento di cattivo umore; entrambe si erano preoccupate di piacermi.

A quel punto qualcuno mi disse che Maria Luisa si lamentò una volta del fatto che per ottenere tutto quello che voleva da me doveva mettersi a piangere. Rimasi piuttosto sopreso e risposi:

“Oh! Questa mi riesce nuova! Me lo sarei aspettato da Giuseppina, non da Maria Luisa!”

Poi mi rivolsi alle signore Bertrand e Montholon che erano presenti, e gli dissi:

“Vedete care signore! Le donne sono proprio sempre le stesse!”

La conversazione  si spostò poi sulle mie sorelle, ed in particolare su Paolina. I miei compagni di esilio la giudicavano all’unanimità la più bella donna di Parigi. Io dissi loro che gli artisti la paragonavano a una vera Venere dei Medici.

Paolina Bonaparte
Paolina Bonaparte

Si scherzò poi sull’influenza che Paolina esercitava nell’Isola d’Elba, in particolare sul generale Drouot, di cui lei accoglieva la corte assidua malgrado la notevole differenza di età e il comportamento austero del generale. Girava voce infatti che Paolina avesse strappato al generale il segreto sulla mia partenza dall’isola otto giorni prima che questa avvenisse..

“Ecco le donne, e il loro pericoloso ascendente”.  

Madame Bertrand intervenne dicendo che il gran maresciallo non si sarebbe lasciato carpire da lei nessun segreto, al che io le risposi:

“Certamente, Bertrand è vostro marito..”

Il Generale Drouot
Il Generale Drouot

Drouot era un ottimo generale, forse migliore di alcuni miei Marescialli. Sono sicuro che sarebbe stato in grado di condurre centomila uomini in battaglia. Egli inoltre era dotato di una grande umanità. Avrebbe vissuto con la stessa soddisfazione sia con 40 centesimi al giorno sia con il reddito di un sovrano. Pieno di carità e religione, la sua dignità e la sua semplicità gli hanno dato onore.

Mi dissero infineche quando Paolina soggiornava a Nizza aveva a disposizione una vettura di posta che ogni giorno arrivava da Parigi carica di vestiti, stoffe, oggetti di toletta. A questa notizia, risposi:

“È proprio vero? Se lo avessi saputo, la cosa non sarebbe durata a lungo. Ecco quello che capita a sedere sul trono: si sanno le cose dopo tutti gli altri!”

#N

[Memoriale di Sant’Elena, Las Cases, Migliorini]

Il Maresciallo Victor, da “beau soleil” a “belle lune”

Il Maresciallo Claude-Victor Perrin, Duca di Belluno

 

Il 1 marzo 1841 muore a Parigi il Maresciallo Claude-Victor Perrin, che si faceva chiamare Victor. Figlio di un fattore, si arruolò nell’esercito, anche se per sei mesi lavorò nella drogheria che aveva aperto nel 1791, prima di riprendere la carriera militare.

Lo conobbi da giovane, nel 1793, durante l’assedio di Tolone, quando io ero un giovane capitano, lui un tenente colonnello di volontari. Egli guidò uno degli assalti decisivi per la presa della città, con lo slancio ed il coraggio che gli appartenevano. Rimanemmo entrambi feriti e venimmo promossi Generali di Brigata. 

Prese parte alla Campagna d’Italia del 1796, guidando quell’umità che grazie alle sue azioni diventerà “il terribile 57°” e lo promossi Generale di Divisione. Nella seconda Campagna d’Italia, nel 1800, si distinse a Montebello e soprattutto a Marengo.

Dal 1801 divenne governatore della Louisiana, anche se non ci andò mai, ed ebbe incarichi organizzativi.

Non entrò nella prima lista di Marescialli, ma ricevette la nomina nel 1807, dopo aver propiziato la vittoria di Friedland. Lui che era stato durante la Rivoluzione un semplice sergente di volontari, rappresentava un’altra prova vivente del detto “Ogni soldato francese ha nello zaino il bastone di Maresciallo”.

In seguito Victor combattè in Spagna, e in questa difficile campagna che mise alla prova numerosi Marescialli riuscì a non perdere l’onore, ottenendo un unico grande successo a Medellìn, contro il generale Cuesta.

Nel 1808 fu insignito del titolo di Duca di Belluno. Su questa nomina circola una storia particolare: pare che il titolo mi fu suggerito da mia sorella Paolina, in quanto Victor era soprannominato beau soleil per il suo carattere allegro, ma il suo aspetto tozzo e dalle gambe corte lo faceva sembrare una mezzaluna quando indossava le braghe attillate bianche. Belle lune (bella luna) ha una certa assonanza proprio con la città di Belluno. 

Durante la Campagna di Russia, alla quale prese parte, si distinse in un’importante azione militare quando con soli 12.000 uomini affrontò 30.000 Russi permettendo all’esercito di varcare la Beresina.

Non fu brillante nella Campagna di Francia del 1814, forse perché affaticato dai molti anni di battaglie alle sue spalle. Lo esonerai dal comando, ma quando mi chiese di essere reintegrato, anche solo come un semplice granatiere, mi commossi e gli diedi il comando della Guardia Imperiale, alla testa della quale subì l’ultima ferita al mio comando nella battaglia di Craonne. 

Dopo la fine dell’Impero, l’appellativo di Beau Soleil, che faceva riferimento al suo carattere, non fu più coerente con il comportamento del maresciallo. Fu infatti molto zelante nel perquisire i militari che durante i Cento Giorni si erano uniti di nuovo a me (votò per la condanna del Maresciallo Ney) e sposò appieno la causa del re.

Ebbe quindi altri incarichi, come Ministro della Guerra e capo di stato maggiore della Guardia regia avvicinandosi molto a posizioni ultra-realiste.

Si rifiutò di presenziare al mio funerale, a Parigi, nel 1840.

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