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Lettera a Giuseppina – 17 Febbraio 1807

All’Imperatrice, a Parigi

Eylau, 17 Febbraio 1807, 3 del mattino.

Ho la tua lettera in mano, che mi informa del tuo arrivo a Parigi. Sono molto felice che tu sia lì. La mia salute è buona.

La battaglia di Eylau è stata molto sanguinosa, e combattuta molto duramente. Corbinau è rimasto ucciso. Era un uomo molto coraggioso. Mi ero affezionato molto a lui.

Addio, cara; qui è caldo come nel mese di Aprile; tutto si sta scongelando. Io sto bene.

#Napoleon

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Cosa fare dopo Waterloo?

La posizione della Francia dopo la battaglia di Waterloo era critica, ma non disperata. Ci si era in parte preparati all’ipotesi che fallisse la campagna del Belgio.

Settantamila uomini furono radunati tra Parigi e Laon; trentamila uomini, compresi i depositi della guardia, erano in marcia da Parigi; il generale Rapp, con venticinquemila uomini di truppe scelte giunse nei primi di luglio sulla Marna; le perdite del materiale di artiglieria erano state riparate. Soltanto a Parigi c’erano cinquecento pezzi in tutto,e ne furono persi appena centosettanta.

In poche parole, un’armata di centoventimila uomini, pari a quella che aveva intrapreso la campagna belga, con trecentocinquanta pezzi d’artiglieria, potevano difendere Parigi il 1 Luglio.

Oltre a questi la capitale poteva contare sui trentaseimila uomini della guardia nazionale, di cui trentamila fucilieri e seimila cannonieri, seicento bocche da fuoco da batteria, trinceramenti sulla riva destra della Senna e quelli sulla sinistra in via di completamento.

Le armate inglesi e prussiane, diminuite di ottantamila unità, potevano contare su centoquarantamila uomini, ma non potevano passare la Somme con più di novantamila soldati; esse attendevano l’arrivo delle armate dell’Austria e della Russia, che non potevano raggiungere la Marna prima del 15 Luglio.

Parigi aveva quindi venticinque giorni per preparare la difesa, terminare le fortificazioni, organizzare gli approvvigionamenti  e concentrare le truppe.

Lione poteva contare sui trentamila uomini del Maresciallo Suchet, più gli uomini della guarnigione. La difesa di tutte le piazzeforti era assicurata da ufficiali e truppe fedeli.

Tutto poteva essere riparato, ma occorreva carattere, energia, fermezza da parte degli ufficiali, del governo, delle Camere, della nazione intera.

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Waterloo – perché è finita così?

Oggi, come sapete, si ricorda la battaglia di Waterloo, che a duecento anni di distanza è ancora una delle battaglie più famose della storia.

Non mi voglio dilungare troppo sulla composizione dei due eserciti, sui  movimenti delle truppe, sulle varie fasi dello scontro; ve ne parlerò in generale, evidenziando gli errori, le fatalità, cercando insomma di darvi degli elementi per capire meglio perchè sono stato sconfitto; l’articolo più specificatamente “bellico” lo ha scritto @MarechalMassena.

1) All’inizio della campagna del Belgio, i movimenti delle nostre truppe furono eseguiti in modo corretto; il maresciallo Blücher ed il Duca di Wellington furono sorpresi, non sapevano che cosa stava accadendo davanti a loro. La comunicazione tra i loro due eserciti era difficile e farraginosa.

Scelsi di coprire i movimenti delle mie truppe con il fiume Sambre, per tagliare la linea delle due armate a Charleroi, dove avrebbero dovuto incontrarsi.

Solo affrontando i due eserciti singolarmente avrei potuto sopperire all’inferiorità numerica delle mie truppe. Il piano fu eseguito con audacia e saggezza.

2) Gli eventi del 1814 avevano mutato il carattere di molti generali, che si era indebolito; non avevano più la stessa audacia, la stessa risolutezza, la stessa fiducia grazie alle quali avevamo ottenuto tanti successi. Io stesso non ero, probabilmente, lo stesso.

Il 15 Giugno, il III Corpo avrebbe dovuto prendere le armi alle tre del mattino e arrivare a Charleroi alle dieci; arrivò solo alle tre del pomeriggio.

Lo stesso giorno, l’attacco al bosco davanti a Fleurus, ordinato per le quattro del pomeriggio, avvenne solo alle sette. La notte ci impedì di entrare a Fleurus, un ritardo pesante all’inizio di una campagna.

Ordinai al maresciallo Ney di occupare la posizione di Quatre-Bras il 16, con i suoi quarantatremila uomini dell’ala sinistra, prendendo posizione all’alba e trincerandosi lì. Ney esitò, convinto di avere di fronte le maggiori forze dell’esercito nemico, e perdette otto ore. Davanti a sé aveva il principe d’Orange con novemila uomini, che mantenne l’importante posizione fino alle tre del pomeriggio del 16. Quando Ney si accorse del ritardo, si portò su Quatre-Bras  solo con la metà dei suoi uomini, lasciando gli altri soldati due leghe indietro come appoggio per la ritirata, dimenticandoli di fatto fino alle sei di sera. Nelle campagne passate il maresciallo Ney avrebbe occupato la posizione alle sei del mattino e avrebbe mosso le sue truppe in maniera rapida e agevole per favorire i combattimenti anche degli altri corpi.

La nostra avanguardia arrivò a Waterloo soltanto alle sei della sera del 17, a causa di alcune fatali esitazioni. Avrei voluto combattere subito contro gli inglesi, che in quel momento si stavano ritirando, e tentai un inseguimento, che purtroppo fallì.

3) I soldati francesi non avevano mai mostrato così tanto coraggio, determinazione ed entusiasmo; erano consapevoli di essere i migliori soldati d’Europa. Avevano piena fiducia in me, forse anche più che nel passato, grazie agli eventi da poco accaduti. Ad essere diminuita probabilmente era la loro fiducia verso gli altri ufficiali, in ricordo dei tradimenti del 1814; se non erano convinti di un ordine o di un movimento, si inquietavano; temevano il tradimento.

Un vecchio caporale nel mezzo della battaglia mi disse di diffidare del maresciallo Soult, il Capo di Stato Maggiore. Durante la battaglia degli ufficiali spargevano la voce di improbabili tradimenti degli ufficiali; si disse che il Generale Dhenim stesse arringando i dragoni per farli passare al nemico. Poco dopo in realtà morì colpito da una cannonata mentre respingeva una carica del nemico.

Il 14 sera, in effetti, il Generale Bourmount e alcuni suoi collaboratori passarono al nemico e diedero informazioni a Blücher sulle nostre posizioni. Questo fatto aveva aumentato molto l’inquietudine dei soldati. Le diserzioni e i tradimenti degli ufficiali ci furono, ma nessun soldato si macchiò di un simile delitto. In molti, rimasti feriti, si uccisero sul campo di battaglia, quando seppero della sconfitta.

Louis-Auguste-VictorvBourmont
Louis-Auguste-Victor Bourmont

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