Archivi categoria: 2c) Personaggi – Generali e altri soldati

Lettera al Generale Lauriston, 12 Dicembre 1804

Parigi, 12 Dicembre 1804.

I ministri della guerra e della marina vi hanno già inviato le vostre istruzioni. Vedrete che ho rafforzato la vostra spedizione con l’aggiunta del Generale Reille. Mi serve la fregata “Muiron” per un altro servizio.  È già tardi nella stagione. Partite subito; giustificate la mia fiducia in voi; issate la mia bandiera in quel bel continente.

Se, quando avete stabilito una base laggiù, siete attaccato dagli Inglesi, e sperimentate vicissitudini della fortuna, non dimenticate mai tre cose – di tenere le vostre forze assieme, di essere attivo, di essere determinato a morire da soldato. Questi tre grandi principi dell’arte della guerra hanno portato la fortuna dalla mia parte in tutte le operazioni.

La morte non è nulla: ma vivere sconfitto e senza gloria è come morire ogni giorno. Non abbiate paura per la vostra famiglia: dedicate tutte le vostre energie a quella parte della mia famiglia alla cui conquista siete destinato.

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Pensieri sul Generale Moreau e la Battaglia di Hohenlinden del 3 Dicembre 1800

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Il Generale Moreau

Condivido con voi qualche pensiero sulla battaglia di Hohenlinden, vinta dal Generale Moreau contro gli austriaci il 3 Dicembre 1800.

“Era uno di quei grandi eventi nati dal caso, e ottenuto senza piani prestabiliti; Moreau non aveva spirito creativo, non era abbastanza deciso; valeva assai di più quanto stava sulla difensiva. Hohenlinden era stata una scaramuccia, il nemico era stato colto nel mezzo delle sue operazioni. Il merito andava soprattutto ai soldati e ai generali dei corpi parziali, che si erano trovati in mezzo al pericolo comportandosi da eroi”


Tra me ed il Generale Moreau ci fu un rapporto difficile. Vi riporto la risposta del Generale Lamarque, quando gli fu chiesto la differenza tra me e Moreau:


“Se le loro due armate si fossero trovate di fronte, e vi fosse stato il tempo di ritirarsi, avrei preferito essere nelle file di Moreau, tali sarebbero state la regolarità, la precisione, il calcolo: era impossibile he qualcuno gli fosse superiore a riguardo, e forse nemmeno eguagliarlo.
Ma se le due armate si fossero incontrate a una distanza di cento leghe, l’Imperatore avrebbe avuto agio di fare sparire tre, quattro o cinque volte il suo avversario, prima che questi avesse il tempo di rendersene conto.”

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[Memoriale di Sant’Elena, Las Cases]

 

Auzoni ad Eylau, Ultimo Atto.

Conclusasi la battaglia di Eylau, il lavoro per me non era certo finito. Come al solito, mi precipitai nel mezzo del campo di battaglia, per accertarmi del numero di vittime tra i nemici e per affrettare i soccorsi ai i soldati feriti. La vista di quella distesa di neve infinita, colorata del sangue dei soldati era davvero orribile.

Un quartiermastro dei dragoni, gravemente ferito, percepì che stavo passando a pochi passi da lui.

“Volgete il vostro sguardo da questa parte, vi prego, Vostra Maestà” disse l’uomo. “Credo di avere la mia ferita della morte, e presto sarò all’altro mondo. Ma questo non importa! Vive l’Empereur!

“Trasportate immediatamente questo povero compagno all’ambulanza”, dissi, “tiratelo su e raccomandatelo alle cure di Larrey”.

Grosse lacrime scesero sulle guance del dragone mentre ascoltava le mie parole, e poi aggiunse “Avrei voluto avere un migliaio di vite da sacrificare per Vostra Maestà!”

Vicino a una batteria abbandonata dal nemico c’erano circa duecento granatieri francesi accerchiati da un numero quattro volte maggiore di Prussiani. Entrambi erano ammucchiati in un fiume di sangue, tra frammenti di cannoni, moschetti, spade. Avevano evidentemente combattuto con la più determinata furia, dal momento che la maggior parte degli uomini avevano numerose ed orribili ferite.

All’improvviso sentimmo da una montagna di morti un flebile grido di “Vive l’Empereur!” e rivolgemmo la nostra attenzione verso il luogo da dove doveva provenire quella voce.

Mezzo coperto da una bandiera lacerata giaceva un ufficiale, che al petto sfoggiava una decorazione. Nonostante fosse colpito da numerose ferite riuscì ad appoggiarsi al suo gomito. Era il Capitano Auzoni. Il suo viso esprimeva il livido colore della morte; mi riconobbe, e con una debole, tremolante voce esclamò “Dio benedica Vostra Maestà! Ed ora addio, addio! Oh, la mia povera madre!” Mi rivolse un’ultimo sguardo di supplica e poi pronunciò queste parole: “Alla cara Francia, il mio ultimo sospiro!” prima di cadere rigido e freddo.

Fissai a lungo quel luogo, ricoperto del sangue di questi eroi.

“Uomo coraggioso, prode Auzoni! Giovane eccellente. Ahimè, è una scena terrificante. La pensione dovrà andare a sua madre. Presentatemi l’ordine pronto per la firma il prima possibile”.

Mi rivolsi poi al dottor Ivan, che mi stava accompagnando, e dissi: “Esaminate le ferite del povero Auzoni e vedete se può essere fatto qualcosa per lui. Questo è certamente terribile!”

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