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Codice Napoleonico III – Dei differenti modi coi quali si acquista la proprietà – Disposizioni Generali

Disposizioni generali.

711. La proprietà de’ beni si acquista e si trasmette per successione, per donazione fra vivi o testamentaria, e per effetto di obbligazioni.

712. La proprietà si acquista anche per accessione, od incorporazione, ed in forza della prescrizione.

713. I beni che non hanno padrone, appartengono allo Stato.

714. Vi sono delle cose che non appartengono ad alcuno, e l’uso delle quali è comune a tutti

Le leggi di polizia determinano il modo di usarne.

715. La facoltà della caccia e della pesca è parimente determinata da leggi particolari.

716. La proprietà di un tesoro appartiene a colui che lo trova nel proprio fondo: se il tesoro è trovato nel fondo altrui appartiene per metà a quello che l’ha scoperto, e per l’altra metà al proprietario del fondo.

Il tesoro è qualunque cosa nascosta o sepolta, della quale non v’ha alcuno che possa giustificare d’esserne il padrone, e che viene scoperta per il solo effetto del caso.

717. I diritti sopra gli effetti gettati in mare o sopra le cose che il mare rigetta, di qualunque natura siano, sopra le piante ed erbe che crescono lungo le rive del mare, sono pure regolati da leggi particolari.

Lo stesso ha luogo per le cose perdute di cui non si presente il padrone.

[Wikisource]

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Lettera al Generale Drouot – 28 Maggio 1814

Elba, 28 maggio 1814

La flotta deve essere organizzata secondo le righe che scrivo. Non sarà dato alcun indennizzo per il pranzo. Il brigantino “Inconstant” avrà la stessa ciurma della goletta. M. Taillade sarà al comando di questa imbarcazione, ma senza alcun aumento di paga.

I 18 marinai della mia Guardia che sono qui saranno contati nella forza della Marina. Dato che non abbiamo più la “Donna leggera”, M. Rich sarà messo al comando di una delle felucche delle mie. Il comando delle altre sarà dato a M. Carnavali, il capo timoniere. Sarà incluso nella forza, riempiendo uno dei posti già creati.

Dovranno essere fatte rappresentazioni per l’inoltro delle mie imbarcazioni qui il prima possibile. Le loro ciurme possono continuare a servirle. Mi servono questi due vascelli subito. Saranno chiamati “La zanzara”  e “L’ape”.

#N

La morte di un amico, Jean Lannes

Lannes
Il Maresciallo Jean Lannes, duca di Montebello

Il 10 Aprile 1769 nacque Jean Lannes. Egli era un mio caro amico, ci conoscemmo infatti molto giovani nella prima Campagna d’Italia; in seguito mi seguì anche nella spedizione d’Egitto e raggiunse sempre maggior gloria nelle campagne successive. Le sue gesta, ed il suo coraggio gli valsero i soprannomi  “l’Orlando dell’Armata d’Italia” e “l’Achille della Grande Armée”. Per i suoi servigi lo nominai Duca di Montebello e Maresciallo di Francia. Il nostro rapporto era molto stretto, era uno dei pochi infatti che poteva rivolgersi a me con la forma del “tu”.

Oggi però vi voglio raccontare le tristi circostanze della sua morte.

Il 21-22 maggio 1809 si combatté la battaglia di Aspern-Essling, contro le forze austriache della Quinta Coalizione. Al mattino Lannes stava cavalcando sull’isola di Lobau e conversava con il Dottor Lannefranque che faceva parte del suo seguito:

“Addio; ci vedremo ancora presto, forse. Ci sarà molto lavoro per voi e i vostri colleghi oggi” disse il duca, indicando i medici e i chirurghi che stavano lì vicino; “Signor Duca,” replicò Lannefranque, “questo giorno vi darà ancora più gloria.” Lannes lo interruppe bruscamente: “La mia gloria, volete che parli francamente? Non approvo molto questi affari; e inoltre, qualunque sarà l’esito, questa sarà la mia ultima battaglia.” Il dottore voleva sapere il perché di quest’ultima affermazione, ma il maresciallo si allontanò al galoppo.

Nel secondo giorno della battaglia, a metà pomeriggio, le truppe di Lannes si ritrovarono travolte dalle scariche della soverchiante artiglieria nemica; migliaia di Francesi furono uccisi, così come la maggior parte degli aiutanti di campo del Maresciallo.

Decise quindi di spostare il suo Stato Maggiore, ma poco dopo morì davanti ai suoi occhi, colpito da un colpo alla testa, il generale Pouzet, che nel 1792 lo aveva fatto entrare nell’esercito. Il duca rimase stordito e afflitto, si spostò a Enzersdorf e si sedette a gambe incrociate dentro una trincea. Qui fu raggiunto di rimbalzo da una palla di cannone da cinque chili, che gli fracassò la rotula sinistra e gli lacerò la gamba destra.

Lannes fu subito soccorso dal dottor Larrey, ma temendo di essere vicino alla fine volle prima essere portato da me, per abbracciarmi un’ultima volta. Quando lo vidi sulla barella mi inginocchiai a fianco a lui e in lacrime gli dissi: “Lannes, mi riconosci?” “Si, Sire. Stai perdendo il tuo migliore amico”, rispose. “No no, vivrai! Puoi rispondere per la sua vita, Larrey?”. I soldati feriti che si trovavano lì vicino, sentendo la mia voce, si poggiarono sugli arti e gridarono con le poche forze rimaste “Viva l’Imperatore!”

Il dottor Dominique Jean Larrey
Il dottor Dominique Jean Larrey

I medici si consultarono e decisero di amputare la gamba sinistra del Maresciallo, decidendo poi di posporre l’operazione  sull’altro arto per il sopraggiungere di una forte febbre.

Infine anche l’altra gamba venne amputata; in un primo momento le condizioni di Lannes sembravano promettere bene, io stesso andavo a visitarlo spesso o chiedevo delle sue condizioni. In seguito però la febbre aumentò vertiginosamente e nonostante le attenzioni del Dottor Frank, uno dei più celebrati medici d’Europa, il duca di Montebello morì il 31 Maggio, alle cinque del mattino.

Poche ore prima di morire, disse al mio Primo Valletto che si sentiva di essere alla fine, e chiese di vedermi. Queste furono le ultime parole che mi disse:

“Non ti dico questo perché tu ti interessi alla mia famiglia; non ho bisogno di raccomandarti mia moglie e i miei figli. Dato che muoio per te, la tua gloria ti inviterà a proteggerli; non temo a dirti queste ultime parole, dettate da affetto sincero, che cambierai i tuoi piani verso di loro. Hai appena fatto un grande errore, e anche se ti priva del tuo migliore amico, non lo correggerai. La tua ambizione è insaziabile, e ti distruggerà. Tu sacrifichi inutilmente e spietatamente quelli che ti servono meglio; e quando cadono tu non provi rimorso per loro. Hai attorno a te soltanto adulatori; non vedo alcun amico che osa dirti la verità. Sarai tradito e abbandonato. Affrettati a finire questa guerra; è il desiderio generale. Non sarai mai più potente, ma potrai essere più amato. Perdona queste verità di un uomo morente, che morendo ti vuole bene.”