Archivi categoria: 7) STORIA IN PILLOLE

Buon Compleanno (e non solo) Napoleone! 

Nacqui il 15 agosto 1769, giorno dell’Assunta, intorno a mezzogiorno. Mia madre era una donna forte fisicamente e moralmente e aveva affiancato mio padre nella guerra che si stava combattendo sull’isola, anche se era incinta. In quel giorno di festa volle andare a messa, ma dovette tornare a casa in tutta fretta. Non riuscì neanche a raggiungere la camera da letto e partorì su un tappeto antico, decorato con grandi figure di eroi leggendari, forse qualche episodio dell’Iliade.

Il giorno della mia cresima, che ricevetti alla Scuola militare di Parigi, quando l’arcivescovo udì il nome Napoleone, sembrò sorpreso, non conoscendo alcun santo con questo nome. Allora gli risposi prontamente dicendogli che c’era una folla di santi e solo trecentosessantacinque giorni in un anno, ed era impossibile conoscerli tutti.

Di fatto prima del Concordato non ebbi mai la mia festa di onomastico; il mio santo patrono non esisteva nel calendario francese. Ai tempi dell’accorto con la Santa Sede, il Cardinale Caprare che sovrintendeva le trattative trovò un San Neopolo (Neopolus) martirizzato il 2 maggio, che aveva un nome abbastanza simile al mio (Napoleo in latino).

Si decise quindi, per saldare ancora di più i rapporti tra Parigi e Roma,  di “rinominare” il santo in questione con il nome di Napoleone, e di spostare la memoria del suo martirio al 15 agosto, giorno del mio compleanno.

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[Il Memoriale di Sant’Elena, Las Cases, Migliorini]

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Conversazione in esilio sulle donne

Durante l’esilio a Sant’Elena, capitò più volte di parlare delle donne; in una di queste conversazioni, parlai contro il loro umore mutevole.

A mio parere nulla rivela la loro buona educazione quanto il carattere uguale e il costante desiderio di piacere. Esse sono costrette a mostrarsi sempre sicure e pronte, continuamente in scena. Anche le mia due mogli sono sempre state cosi; pur differenti nei modi e nelle qualità, ma molto simili su questo punto. Raramente mi era capitato di cogliere sul loro volto un momento di cattivo umore; entrambe si erano preoccupate di piacermi.

A quel punto qualcuno mi disse che Maria Luisa si lamentò una volta del fatto che per ottenere tutto quello che voleva da me doveva mettersi a piangere. Rimasi piuttosto sopreso e risposi:

“Oh! Questa mi riesce nuova! Me lo sarei aspettato da Giuseppina, non da Maria Luisa!”

Poi mi rivolsi alle signore Bertrand e Montholon che erano presenti, e gli dissi:

“Vedete care signore! Le donne sono proprio sempre le stesse!”

La conversazione  si spostò poi sulle mie sorelle, ed in particolare su Paolina. I miei compagni di esilio la giudicavano all’unanimità la più bella donna di Parigi. Io dissi loro che gli artisti la paragonavano a una vera Venere dei Medici.

Paolina Bonaparte
Paolina Bonaparte

Si scherzò poi sull’influenza che Paolina esercitava nell’Isola d’Elba, in particolare sul generale Drouot, di cui lei accoglieva la corte assidua malgrado la notevole differenza di età e il comportamento austero del generale. Girava voce infatti che Paolina avesse strappato al generale il segreto sulla mia partenza dall’isola otto giorni prima che questa avvenisse..

“Ecco le donne, e il loro pericoloso ascendente”.  

Madame Bertrand intervenne dicendo che il gran maresciallo non si sarebbe lasciato carpire da lei nessun segreto, al che io le risposi:

“Certamente, Bertrand è vostro marito..”

Il Generale Drouot
Il Generale Drouot

Drouot era un ottimo generale, forse migliore di alcuni miei Marescialli. Sono sicuro che sarebbe stato in grado di condurre centomila uomini in battaglia. Egli inoltre era dotato di una grande umanità. Avrebbe vissuto con la stessa soddisfazione sia con 40 centesimi al giorno sia con il reddito di un sovrano. Pieno di carità e religione, la sua dignità e la sua semplicità gli hanno dato onore.

Mi dissero infineche quando Paolina soggiornava a Nizza aveva a disposizione una vettura di posta che ogni giorno arrivava da Parigi carica di vestiti, stoffe, oggetti di toletta. A questa notizia, risposi:

“È proprio vero? Se lo avessi saputo, la cosa non sarebbe durata a lungo. Ecco quello che capita a sedere sul trono: si sanno le cose dopo tutti gli altri!”

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[Memoriale di Sant’Elena, Las Cases, Migliorini]

Divertimenti alla Malmaison

Diventato Primo Console, la Malmaison, che era stata migliorata da Giuseppina in persona in ogni suo aspetto, era davvero un luogo tranquillo e felice.

Dopo cena giocavamo assieme ad amici e familiari ad un gioco simile a “i quattro cantoni” durante il quale spesso mi capitava di cadere a terra ridendone fragorosamente.

Fin dall’inizio alla Malmaison venivano interpretate delle commedie amatoriali, uno svago che a me piaceva molto, anche se facevo solo da spettatore. Tutti i membri della tenuta presenziavano a questi spettacoli, ed il personale della casa provava un particolare piacere nel vedere sul palco coloro che servivano.

La compagnia della Malmaison era solitamente composta da Eugenio, Girolamo, lauriston, Bourrienne, isabey, de Leroy, Didelot, Ortensia, Carolina e le due signorine Auguie, una delle quali sposerà poi il Maresciallo Ney e l’altra il signor de Broc. Tutte e quattro le fanciulle erano molto giovani e attraenti e pochi teatri a Parigi potevano mostrare quattro attrici così belle. Esse inoltre mostravano molta grazia e talento nelle loro parti.

Una delle prime rappresentazioni fu il Barbiere di Siviglia, nel quale Isabey interpretò Figaro, mentre Ortensia recitava nel ruolo di Rosine.

In queste rappresentazioni mi divertivo molto, applaudivo e ridevo, ma a volte non risparmiavo le critiche.

Anche Josephine si divertiva molto; e anche se non riusciva sempre a vantarsi della riuscita delle interpretazioni dei suoi figli, il “direttore della compagnia teatrale”, le bastava che fosse un gradevole svago per suo marito, e sembrava darle soddisfazione.

Quando il giorno di spettacolo veniva fissato, non veniva mai rimandato, ma spesso vi erano dei cambi nei ruoli; non a causa dell’indisposizione degli attori, ma per ragioni più serie.

Poteva succedere infatti che venissero affidate delle missioni ad alcuni tra quelli che di solito recitavano ed erano quindi costretti a partire.

Il desiderio di compiacermi era talmente forte, che i sostituti facevano del loro meglio in assenza degli “attori principali”, di conseguenza nessuno spettacolo è mai fallito a causa di un attore.

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