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Il ritorno delle ceneri #2

Francia, tu lo rivedi! I tuoi pianti di gioia, o Francia, coprono il rumore dei tuoi cannoni; il tuo popolo, un intero popolo raggiunge le tue rive, tende le sue braccia a Napoleone!

Ottobre 1840, la nave che trasporta i miei resti mortali salpò da Sant’Elena verso la Francia; qui, nel frattempo, il Primo Ministro Thiers venne sostituito nominalmente dal Maresciallo Soult, ma in realtà da Francois Guizot, a causa della crisi scoppiata in Medio Oriente con il Regno Unito. Questo governo decise di portare a termine l’iniziativa il prima possibile, impossibilitato ad abbandonarla nonostante le paure di essere rovesciato (il futuro Napoleone III aveva appena tentato un colpo di stato).

Gli squilibri politici causarono dei rallentamenti nei preparativi per la cerimonia, mentre la flotta stava giungendo prima del previsto, di conseguenza tutti a Parigi e nei sobborghi furono sollecitati a finire i lavori il prima possibile.

La carrozza per il funerale era alta 10 metri, larga 5.8 e lunga 13 metri; pesava 13 tonnellate, ed era tirata da quattro gruppi di cavalli, sedici in totale, riccamente ornati. Essa aveva quattro massicce ruote dorate, sulle cui assi poggiava una spessa base. Questa supportava una seconda base, tondeggiante davanti, che formava una piattaforma semicircolare sulla quale quattro figure divine supportavano la corona Charlemagne. Dietro a questa si alzava una pedana, come un ordinario piedistallo, sul quale stava un piedistallo più piccolo a forma di quadrilatero. Infine 14 statue dorate tenevano sopra le loro teste un grande scudo, sul quale fu posto un modello della mia bara. Tutto questo complesso era coperto da delle decorazioni viola di carta crespa disseminata di api dorate. La parte posteriore del carro era composto da un tripudio di bandiere, palme e allori, con i nomi delle mie più grandi vittorie.

Per evitare derive rivoluzionarie, il governo decise che il corteo funebre sarebbe stato strettamente militare, annullando il corteo civico e facendo infuriare gli studenti di legge e medicina che dovevano parteciparvi. I corpi diplomatici decisero di riunirsi presso l’ambasciata britannica a Parigi, astenendosi dalla cerimonia a causa della loro antipatia verso di me e verso il re Luigi Filippo.

640px-Retour_des_Cendres_-_4Il 30 novembre la Belle-Poule giunse sulle coste francesi. Una settimana più tardi i miei resti furono trasferiti su un battello a vapore ed in seguito su un altro ancora, per poter percorrere la Senna. Sulle sue rive la popolazione si era riunita per pormi i suoi omaggi. Il 14 dicembre il battello arrivò a nord ovest di Parigi.

Nonostante la temperatura fosse attorno ai 10 gradi, una immensa folla si era radunata dal Pont de Neuilly a Les Invalides. Addirittura i tetti delle case erano pieni di persone.

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Hugo descrisse bene la cerimonia in Funérailles:

Improvvisamente, colpi di cannone da tre punti diversi all’orizzonte. Questo triplo rumore simultaneo racchiude l’orecchio in una specie di tremendo e superbo triangolo. Distanti dei tamburi stanno suonando nei campi. La carrozza dell’Imperatore appare.

Velato fino ad allora, in quel momento appare anche il sole. L’effetto è straordinario.

A distanza si riesce a vedere muoversi lentamente, tra il fumo e la luce del sole, subito dietro lo sfondo grigio e rosso degli alberi degli Champs-Élysées, dopo statue bianche del passato che somigliano a fantasmi, una specie di montagna dorata. Non si riusciva ancora a distinguere nulla se non una sorta di luce scintillante che faceva brillare la superficie della carrozza ora con delle stelle, ora con dei lampi. Un vasto mormorio avvolse questa apparizione.

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Uno potrebbe dire che la carrozza trascinava dietro di sé le acclamazioni dell’intera città come una torcia trascina il suo stesso fumo. […]

Tutto ciò aveva una magnificenza. È una massa enorme, tutta dorata, il cui palco si alza in una piramide sopra le quattro grandi ruote che la sostengono. […]

La vera bara è invisibile. È stata posta alla base della carrozza, e questo diminuisce l’emozione. Questo è il grave difetto della carrozza. nasconde ciò che si vuole vedere: ciò che la Francia ha reclamato, ciò che il popolo aspetta, ciò che gli occhi cercano: la bara di Napoleone.

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Il corteo raggiunse Les Invalides alle 14. Il Principe di Joinville, posando la sua spada a terra disse al re: “Sire, vi presento il corpo dell’Imperatore Napoleone”

“Lo ricevo nel nome della Francia”, fu la risposta del re.

Il re ricevette la mia spada di Austerlitz e la pose al Generale Bertrand, invitandolo a porgerla sulla mia bara. Bertrand era tuttavia troppo emozionato, e l’azione fu compiuta dal Generale Gourgaud.

Le migliori voci dell’Opera di Parigi eseguirono il Requiem di Mozart nel corso della cerimonia.

Il Maresciallo Moncey
Il Maresciallo Moncey

Il Maresciallo Moncey, Duca di Conegliano, all’epoca aveva 86 anni ed era piuttosto malato. I giorni precedenti la cerimonia aveva pregato il suo medico di tenerlo in vita per potermi vedere un’ultima volta. Si avvicinò alla bara, la cosparse di acqua santa e poi disse “Ed ora andiamo a casa a morire”.

Dal 16 al 24 Dicembre la Chiesa degli invalidi rimase aperta al pubblico, illuminata e decorata come il giorno della cerimonia.

#N

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2 Dicembre 1804, l’incoronazione

Una delle cerimonie più conosciute dell’epopea napoleonica è sicuramente l’Incoronazione del 2 dicembre 1804, resa immortale da David in una sua colossale opera, dipinta sotto la mia costante attenzione e soggetta a delle modifiche da me richieste, come la rappresentazione di mia madre alla funzione. Lei infatti in realtà non fu presente, a causa di alcuni dissidi con Giuseppina che non approvò mai come moglie per il proprio figlio e quindi decise di non assistere a questo importante evento per non doverla vedere mentre veniva incoronata. Decisi anche in questo caso di porre gli interessi della propaganda e del consenso in primo piano rispetto alla realtà storica dei fatti, obbligando David a raffigurare mia madre proprio al centro dell’opera. Non deve essere stato facile per l’artista piegarsi ai desideri imperiali: già una volta aveva seguito la sua volontà, rifiutandosi di dipingere la parrucca del Cardinale Caprara, presente alla cerimonia, nonostante le mie e le sue stesse insistenze. Egli decise inoltre di aggiungere dei prelati dietro l’altare nel dipinto, in modo da dare solennità all’opera e riempire dei vuoti, mettendo stavolta le esigenze dell’arte davanti al reale svolgimento della cerimonia.

L’incoronazione ebbe luogo nella Cattedrale di Notre Dame, e fu preceduta da uno sfarzoso corteo con lussuose carrozze, che passò attraverso due ali di folla entusiasta. Per richiamare la tradizione carolingia, sulla quale volevo fondare il mio potere, desiderai che fosse presente anche il Papa non per incoronarmi, come la tradizione avrebbe voluto, ma per benedire il mio regno e legittimarmi di fronte alle altre nazioni europee. Il Papa uscì dal palazzo delle Tuileries un’ora prima rispetto a me, ed entrò nella carrozza trainata da otto cavalli grigi, preceduta dal primo ciambellano su un mulo che portava con sé una croce argentata. Sull’imperiale della carrozza erano state riprodotte le insegne papali in bronzo argentato.

I ministri, i marescialli dell’impero, la famiglia imperiale e il resto della corte indossavano costumi ed uniformi impressionanti per pregio e sontuosità, proprio come quelli indossati da me e dall’Imperatrice.

IMG_0086.JPGCerco ora di descrivervi gli abiti che indossai in questa importante cerimonia: le calze di seta erano ricamate d’oro, con una coroncina imperiale; le scarpe, di velluto bianco, avevano lacci e decorazioni dorate. Anche i calzoncini erano di velluto bianco decorato d’oro. La giarrettiera aveva fibbie e bottoni di diamanti, proprio come la veste, anch’essa di velluto bianco decorato in oro. Il soprabito di velluto color cremisi, aveva risvolti bianchi ed era ricamato in tutte le cuciture con oro e pietre preziose. Un mantellino color cremisi, rivestito di raso bianco, pendeva dalla mia spalla sinistra ed era fermato sulla destra sopra il mio petto da un doppio fermaglio di diamanti. La camicia era una di quelle che indossavo solitamente, di un fine cambrì, arricchita da delle decorazioni e dal colletto di pizzo con infine un foulard di mussola. Il cappello di velluto nero era sormontato da due aigrettes bianche, circondato da un nastro di diamanti tenuti assieme dal Regent. Il grande mantello dell’incoronazione, lo indossai solo all’arrivo a Notre Dame; esso era di velluto rosso, costellato di api dorate, foderato di raso bianco, ed era bloccato da un cordone dorato e da un fiocco. Anche la cattedrale era stata riccamente decorata, e all’esterno era stata eretta una piattaforma di legno posata su quattro colonne, decorate con i nomi delle principali città francesi, delle quali i sindaci erano presenti alla cerimonia. Sopra queste colonne erano riprodotti dei rilievi rappresentanti Clodoveo e Carlo Magno seduti sul trono, i simboli dell’impero e delle coorti della Legion d’Onore. Il portico formato da questa piattaforma, così come la galleria che lo univa alla cattedrale, erano dipinti color cielo disseminato di stelle. La partenza mia e di Giuseppina dalle Tuileries fu annunciata da molti colpi di artiglieria. La nostra carrozza, trainata da otto cavalli splendidamente bardati dal mantello baio, era luccicante per le decorazioni dorate e decorata con delle fini pitture. Dall’imperiale si ergeva una corona sostenuta da quattro aquile con le ali spiegate, e i pannelli laterali, invece che di legno, erano fatti di vetro. Il corteo, era magnifico, per il grande numero di persone coinvolte e per la ricchezza delle loro uniformi, degli ornamenti e delle bardature dei cavalli. Un consistente numero di soldati della cavalleria sfilavano infatti tra due ali di fanteria allo stesso modo imponenti. A fare da colonna sonora, oltre ai colpi di artiglieria, e alle marce create apposta per l’evento e suonate dalle bande militari, risuonavano le campane e le grida di entusiasmo della folla. Gli abitanti delle case coinvolte nel tragitto del corteo avevano inoltre decorato con fiori, carta colorata, tappezzeria le loro terrazze ed i palazzi, rendendo l’atmosfera ancora più festosa.

La cerimonia durò quasi quattro ore, e la musica la fece da protagonista, grazie alle opere composte appositamente per questa occasione, riprodotte da due orchestre e cantate da quattro cori, coinvolgendo circa trecento musicisti, mentre le bande militari intonavano le marce più famose tra le file dell’esercito.IMG_0085.PNG

Come è noto mi posi da solo su capo la corona, con una forte gestualità che David rappresentò in un bozza: appaio sicuro di me, un piede davanti all’altro, mentre con una mano sostengo la corona e con l’altra stringo l’elsa della spada, quasi a voler sottolineare l’origine del mio potere. Posi infine la corona sul capo a Giuseppina, come è raffigurato nell’opera finale dell’artista francese. Al termine della messa, pronunciai ad alta voce il giuramento:

“Giuro di mantenere l’integrità del territorio della Repubblica, di rispettare e far rispettare le leggi del concordato e la libertà dei culti; di rispettare e di far rispettare l’eguaglianza dei diritti, la libertà politica e civile, l’irrevocabilità delle vendite dei beni nazionali; di non elevare alcuna imposta, di non stabilire alcuna tassa se non in virtù della Legge; di mantenere l’istituzione della Legion d’onore; di governare con il solo proposito dell’interesse, della felicità e della gloria del popolo francese”.

Le grida di “Viva l’Imperatore” risuonarono nella cattedrale mentre ne uscivamo.

Il giorno successivo vennero consegnate alla popolazione delle medaglie commemorative della cerimonia, raffiguranti da un lato il mio profilo e la scritta “Napoleon, Empereur”, dall’altro le figure di un magistrato, con gli strumenti del mestiere, e un antico guerriero ricoperto dal mantello imperiale che portava uno scudo con riprodotto un eroe coronato, sopra i quali si leggeva la scritta “Il Senato e il Popolo”. In Place de la Concorde, furono eretti quattro palchi di legno sopra i quali si poteva danzare. Nei diversi boulevard c’erano dei palchetti dove si esibivano artisti e commedianti di strada; musici e cantanti eseguivano canzoni e marce militari, funamboli si cimentavano in vari sport per intrattenere la popolazione fino alla sera, quando ci fu uno spettacolo pirotecnico.

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