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5 Dicembre 1804 – La distribuzione delle aquile

Mercoledì 5 Dicembre 1804, tre giorni dopo la cerimonia dell’Incoronazione a Notre Dame, ebbe luogo un’altra importante manifestazione, con un alto valore simbolico: la distribuzione delle aquile.

Nel Campo di Marte, di fronte alla Scuola Militare, venne eretto un grande palco, coperto da tendoni all’altezza del primo piano del palazzo; un tendone centrale, sorretto da quattro colonne con delle vittorie figurate, copriva il trono sul quale io e Giuseppina stavamo seduti. Si trattò di un’ottima precauzione in una giornata nella quale il meteo certamente non fu di aiuto.

Attorno al trono c’erano principi e principesse, grandi dignitari, ministri, marescialli dell’Impero, grandi ufficiali della corona, le dame di corte ed i consiglieri di stato. Il palco era diviso a sinistra e a destra rispetto al trono in sedici parti, decorate con stendardi e coronate dalle aquile, in modo da rappresentare le sedici coorti della Legion d’Onore. Quelle sulla destra vennero occupate dal Senato, dagli ufficiali della Legion d’Onore, dalle corti d’appello e dai capi del tesoro nazionale; quelle sulla sinistra dai membri del Tribunato e del Corpo Legislativo. Alle estremità del tendone c’erano due padiglioni, uno riservato ai principi stranieri, l’altro per i corpi diplomatici ed altri personaggi illustri.

Da questo immenso palco scendeva una scalinata fino al Campo di Marte, ed il primo gradino era usato come panca dai presidenti dei cantoni, i prefetti, i sotto-prefetti e i membri del consiglio municipale. Ai lati di questa scalinata vennero poste le colossali figure della Francia che fa la guerra e della Francia che fa la pace. Sopra le scale stavano seduti i colonnelli dei reggimenti, e i presidenti dei collegi elettorali dei dipartimenti che tenevano in alto le aquile imperiali.

Il corteo imperiale partì dal Palazzo delle Tuileries a mezzogiorno, con lo stesso ordine della cerimonia dell ‘incoronazione: i cacciatori della guardia e i mamelucchi davanti, la Legion d’Elite e i granatieri a cavallo a seguire la Guardia Municipale, mentre i granatieri della guardia serravano le fila.

Una volta entrati nella Scuola Militare ricevemmo gli omaggi dei corpi diplomatici, che ci accolsero nelle sale d’attesa, prima di insediarci sul trono. Nell’aria risuonavano grida di acclamazione e il rombo delle salve di cannone.

Fu dato il segnale e le deputazioni dell’esercito, sparpagliate per il Campo di Marte, si disposero in rigide colonne e si avvicinarono al trono al suono delle trombe.

Scese poi il silenzio. Mi alzai, e pronunciai queste parole:

“Soldati, ecco i vostri stendardi! Queste aquile vi serviranno come punto di riferimento per radunarvi. Esse andranno dovunque il vostro Imperatore giudichi la loro presenza necessaria per la salvezza del suo trono e del suo popolo. Giurate di sacrificare anche le vostre vite per difenderle e di mantenerle con il vostro valore sul sentiero della vittoria? Lo giurate?”

Lo giuriamo! Urlarono i colonnelli in coro, mentre i presidenti dei collegi sventolavano le bandiere 

Lo giuriamo! Gridò poi il resto dell’esercito.

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La distribuzione delle aquile di Jacques Louis David
La distribuzione delle aquile di Jacques Louis David
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2 Dicembre 1804, l’incoronazione

Una delle cerimonie più conosciute dell’epopea napoleonica è sicuramente l’Incoronazione del 2 dicembre 1804, resa immortale da David in una sua colossale opera, dipinta sotto la mia costante attenzione e soggetta a delle modifiche da me richieste, come la rappresentazione di mia madre alla funzione. Lei infatti in realtà non fu presente, a causa di alcuni dissidi con Giuseppina che non approvò mai come moglie per il proprio figlio e quindi decise di non assistere a questo importante evento per non doverla vedere mentre veniva incoronata. Decisi anche in questo caso di porre gli interessi della propaganda e del consenso in primo piano rispetto alla realtà storica dei fatti, obbligando David a raffigurare mia madre proprio al centro dell’opera. Non deve essere stato facile per l’artista piegarsi ai desideri imperiali: già una volta aveva seguito la sua volontà, rifiutandosi di dipingere la parrucca del Cardinale Caprara, presente alla cerimonia, nonostante le mie e le sue stesse insistenze. Egli decise inoltre di aggiungere dei prelati dietro l’altare nel dipinto, in modo da dare solennità all’opera e riempire dei vuoti, mettendo stavolta le esigenze dell’arte davanti al reale svolgimento della cerimonia.

L’incoronazione ebbe luogo nella Cattedrale di Notre Dame, e fu preceduta da uno sfarzoso corteo con lussuose carrozze, che passò attraverso due ali di folla entusiasta. Per richiamare la tradizione carolingia, sulla quale volevo fondare il mio potere, desiderai che fosse presente anche il Papa non per incoronarmi, come la tradizione avrebbe voluto, ma per benedire il mio regno e legittimarmi di fronte alle altre nazioni europee. Il Papa uscì dal palazzo delle Tuileries un’ora prima rispetto a me, ed entrò nella carrozza trainata da otto cavalli grigi, preceduta dal primo ciambellano su un mulo che portava con sé una croce argentata. Sull’imperiale della carrozza erano state riprodotte le insegne papali in bronzo argentato.

I ministri, i marescialli dell’impero, la famiglia imperiale e il resto della corte indossavano costumi ed uniformi impressionanti per pregio e sontuosità, proprio come quelli indossati da me e dall’Imperatrice.

IMG_0086.JPGCerco ora di descrivervi gli abiti che indossai in questa importante cerimonia: le calze di seta erano ricamate d’oro, con una coroncina imperiale; le scarpe, di velluto bianco, avevano lacci e decorazioni dorate. Anche i calzoncini erano di velluto bianco decorato d’oro. La giarrettiera aveva fibbie e bottoni di diamanti, proprio come la veste, anch’essa di velluto bianco decorato in oro. Il soprabito di velluto color cremisi, aveva risvolti bianchi ed era ricamato in tutte le cuciture con oro e pietre preziose. Un mantellino color cremisi, rivestito di raso bianco, pendeva dalla mia spalla sinistra ed era fermato sulla destra sopra il mio petto da un doppio fermaglio di diamanti. La camicia era una di quelle che indossavo solitamente, di un fine cambrì, arricchita da delle decorazioni e dal colletto di pizzo con infine un foulard di mussola. Il cappello di velluto nero era sormontato da due aigrettes bianche, circondato da un nastro di diamanti tenuti assieme dal Regent. Il grande mantello dell’incoronazione, lo indossai solo all’arrivo a Notre Dame; esso era di velluto rosso, costellato di api dorate, foderato di raso bianco, ed era bloccato da un cordone dorato e da un fiocco. Anche la cattedrale era stata riccamente decorata, e all’esterno era stata eretta una piattaforma di legno posata su quattro colonne, decorate con i nomi delle principali città francesi, delle quali i sindaci erano presenti alla cerimonia. Sopra queste colonne erano riprodotti dei rilievi rappresentanti Clodoveo e Carlo Magno seduti sul trono, i simboli dell’impero e delle coorti della Legion d’Onore. Il portico formato da questa piattaforma, così come la galleria che lo univa alla cattedrale, erano dipinti color cielo disseminato di stelle. La partenza mia e di Giuseppina dalle Tuileries fu annunciata da molti colpi di artiglieria. La nostra carrozza, trainata da otto cavalli splendidamente bardati dal mantello baio, era luccicante per le decorazioni dorate e decorata con delle fini pitture. Dall’imperiale si ergeva una corona sostenuta da quattro aquile con le ali spiegate, e i pannelli laterali, invece che di legno, erano fatti di vetro. Il corteo, era magnifico, per il grande numero di persone coinvolte e per la ricchezza delle loro uniformi, degli ornamenti e delle bardature dei cavalli. Un consistente numero di soldati della cavalleria sfilavano infatti tra due ali di fanteria allo stesso modo imponenti. A fare da colonna sonora, oltre ai colpi di artiglieria, e alle marce create apposta per l’evento e suonate dalle bande militari, risuonavano le campane e le grida di entusiasmo della folla. Gli abitanti delle case coinvolte nel tragitto del corteo avevano inoltre decorato con fiori, carta colorata, tappezzeria le loro terrazze ed i palazzi, rendendo l’atmosfera ancora più festosa.

La cerimonia durò quasi quattro ore, e la musica la fece da protagonista, grazie alle opere composte appositamente per questa occasione, riprodotte da due orchestre e cantate da quattro cori, coinvolgendo circa trecento musicisti, mentre le bande militari intonavano le marce più famose tra le file dell’esercito.IMG_0085.PNG

Come è noto mi posi da solo su capo la corona, con una forte gestualità che David rappresentò in un bozza: appaio sicuro di me, un piede davanti all’altro, mentre con una mano sostengo la corona e con l’altra stringo l’elsa della spada, quasi a voler sottolineare l’origine del mio potere. Posi infine la corona sul capo a Giuseppina, come è raffigurato nell’opera finale dell’artista francese. Al termine della messa, pronunciai ad alta voce il giuramento:

“Giuro di mantenere l’integrità del territorio della Repubblica, di rispettare e far rispettare le leggi del concordato e la libertà dei culti; di rispettare e di far rispettare l’eguaglianza dei diritti, la libertà politica e civile, l’irrevocabilità delle vendite dei beni nazionali; di non elevare alcuna imposta, di non stabilire alcuna tassa se non in virtù della Legge; di mantenere l’istituzione della Legion d’onore; di governare con il solo proposito dell’interesse, della felicità e della gloria del popolo francese”.

Le grida di “Viva l’Imperatore” risuonarono nella cattedrale mentre ne uscivamo.

Il giorno successivo vennero consegnate alla popolazione delle medaglie commemorative della cerimonia, raffiguranti da un lato il mio profilo e la scritta “Napoleon, Empereur”, dall’altro le figure di un magistrato, con gli strumenti del mestiere, e un antico guerriero ricoperto dal mantello imperiale che portava uno scudo con riprodotto un eroe coronato, sopra i quali si leggeva la scritta “Il Senato e il Popolo”. In Place de la Concorde, furono eretti quattro palchi di legno sopra i quali si poteva danzare. Nei diversi boulevard c’erano dei palchetti dove si esibivano artisti e commedianti di strada; musici e cantanti eseguivano canzoni e marce militari, funamboli si cimentavano in vari sport per intrattenere la popolazione fino alla sera, quando ci fu uno spettacolo pirotecnico.

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Andrea Appiani

L’8 Novembre 1817 muore Andrea Appiani, pittore e arstista.
Proveniente da una modesta famiglia, studiò a Milano, anche presso la Pinacoteca di Brera. Le sue opere decorano ancora oggi numerosi palazzi, ville e musei nel Nord Italia.
Appurato il suo talento, gli affidai alcuni compiti nella commissione incaricata di portare le opere d’arte in Francia. Ebbe anche dei ruoli politici nella Repubblica Cisalpina.
Eseguì per me numerosi ritratti, come quelli in foto, e lo nominai primo pittore del Regno d’Italia.
Fece parte dell’Istituto della Repubblica italiana e dell’istituto di Francia.
Tra i suoi lavori ci fu anche un rapporto sullo stato di conservazione dell’ultima cena di Leonardo e la progettazione del Foro Bonaparte di Milano con Jaques Louis David.
Nel 1813 fu colpito da un infarto che lo paralizzò, impedendogli di lavorare fino alla morte.

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