Archivi tag: Waterloo

Cosa fare dopo Waterloo?

La posizione della Francia dopo la battaglia di Waterloo era critica, ma non disperata. Ci si era in parte preparati all’ipotesi che fallisse la campagna del Belgio.

Settantamila uomini furono radunati tra Parigi e Laon; trentamila uomini, compresi i depositi della guardia, erano in marcia da Parigi; il generale Rapp, con venticinquemila uomini di truppe scelte giunse nei primi di luglio sulla Marna; le perdite del materiale di artiglieria erano state riparate. Soltanto a Parigi c’erano cinquecento pezzi in tutto,e ne furono persi appena centosettanta.

In poche parole, un’armata di centoventimila uomini, pari a quella che aveva intrapreso la campagna belga, con trecentocinquanta pezzi d’artiglieria, potevano difendere Parigi il 1 Luglio.

Oltre a questi la capitale poteva contare sui trentaseimila uomini della guardia nazionale, di cui trentamila fucilieri e seimila cannonieri, seicento bocche da fuoco da batteria, trinceramenti sulla riva destra della Senna e quelli sulla sinistra in via di completamento.

Le armate inglesi e prussiane, diminuite di ottantamila unità, potevano contare su centoquarantamila uomini, ma non potevano passare la Somme con più di novantamila soldati; esse attendevano l’arrivo delle armate dell’Austria e della Russia, che non potevano raggiungere la Marna prima del 15 Luglio.

Parigi aveva quindi venticinque giorni per preparare la difesa, terminare le fortificazioni, organizzare gli approvvigionamenti  e concentrare le truppe.

Lione poteva contare sui trentamila uomini del Maresciallo Suchet, più gli uomini della guarnigione. La difesa di tutte le piazzeforti era assicurata da ufficiali e truppe fedeli.

Tutto poteva essere riparato, ma occorreva carattere, energia, fermezza da parte degli ufficiali, del governo, delle Camere, della nazione intera.

Continua a leggere Cosa fare dopo Waterloo?

Annunci

Waterloo – perché è finita così?

Oggi, come sapete, si ricorda la battaglia di Waterloo, che a duecento anni di distanza è ancora una delle battaglie più famose della storia.

Non mi voglio dilungare troppo sulla composizione dei due eserciti, sui  movimenti delle truppe, sulle varie fasi dello scontro; ve ne parlerò in generale, evidenziando gli errori, le fatalità, cercando insomma di darvi degli elementi per capire meglio perchè sono stato sconfitto; l’articolo più specificatamente “bellico” lo ha scritto @MarechalMassena.

1) All’inizio della campagna del Belgio, i movimenti delle nostre truppe furono eseguiti in modo corretto; il maresciallo Blücher ed il Duca di Wellington furono sorpresi, non sapevano che cosa stava accadendo davanti a loro. La comunicazione tra i loro due eserciti era difficile e farraginosa.

Scelsi di coprire i movimenti delle mie truppe con il fiume Sambre, per tagliare la linea delle due armate a Charleroi, dove avrebbero dovuto incontrarsi.

Solo affrontando i due eserciti singolarmente avrei potuto sopperire all’inferiorità numerica delle mie truppe. Il piano fu eseguito con audacia e saggezza.

2) Gli eventi del 1814 avevano mutato il carattere di molti generali, che si era indebolito; non avevano più la stessa audacia, la stessa risolutezza, la stessa fiducia grazie alle quali avevamo ottenuto tanti successi. Io stesso non ero, probabilmente, lo stesso.

Il 15 Giugno, il III Corpo avrebbe dovuto prendere le armi alle tre del mattino e arrivare a Charleroi alle dieci; arrivò solo alle tre del pomeriggio.

Lo stesso giorno, l’attacco al bosco davanti a Fleurus, ordinato per le quattro del pomeriggio, avvenne solo alle sette. La notte ci impedì di entrare a Fleurus, un ritardo pesante all’inizio di una campagna.

Ordinai al maresciallo Ney di occupare la posizione di Quatre-Bras il 16, con i suoi quarantatremila uomini dell’ala sinistra, prendendo posizione all’alba e trincerandosi lì. Ney esitò, convinto di avere di fronte le maggiori forze dell’esercito nemico, e perdette otto ore. Davanti a sé aveva il principe d’Orange con novemila uomini, che mantenne l’importante posizione fino alle tre del pomeriggio del 16. Quando Ney si accorse del ritardo, si portò su Quatre-Bras  solo con la metà dei suoi uomini, lasciando gli altri soldati due leghe indietro come appoggio per la ritirata, dimenticandoli di fatto fino alle sei di sera. Nelle campagne passate il maresciallo Ney avrebbe occupato la posizione alle sei del mattino e avrebbe mosso le sue truppe in maniera rapida e agevole per favorire i combattimenti anche degli altri corpi.

La nostra avanguardia arrivò a Waterloo soltanto alle sei della sera del 17, a causa di alcune fatali esitazioni. Avrei voluto combattere subito contro gli inglesi, che in quel momento si stavano ritirando, e tentai un inseguimento, che purtroppo fallì.

3) I soldati francesi non avevano mai mostrato così tanto coraggio, determinazione ed entusiasmo; erano consapevoli di essere i migliori soldati d’Europa. Avevano piena fiducia in me, forse anche più che nel passato, grazie agli eventi da poco accaduti. Ad essere diminuita probabilmente era la loro fiducia verso gli altri ufficiali, in ricordo dei tradimenti del 1814; se non erano convinti di un ordine o di un movimento, si inquietavano; temevano il tradimento.

Un vecchio caporale nel mezzo della battaglia mi disse di diffidare del maresciallo Soult, il Capo di Stato Maggiore. Durante la battaglia degli ufficiali spargevano la voce di improbabili tradimenti degli ufficiali; si disse che il Generale Dhenim stesse arringando i dragoni per farli passare al nemico. Poco dopo in realtà morì colpito da una cannonata mentre respingeva una carica del nemico.

Il 14 sera, in effetti, il Generale Bourmount e alcuni suoi collaboratori passarono al nemico e diedero informazioni a Blücher sulle nostre posizioni. Questo fatto aveva aumentato molto l’inquietudine dei soldati. Le diserzioni e i tradimenti degli ufficiali ci furono, ma nessun soldato si macchiò di un simile delitto. In molti, rimasti feriti, si uccisero sul campo di battaglia, quando seppero della sconfitta.

Louis-Auguste-VictorvBourmont
Louis-Auguste-Victor Bourmont

Continua a leggere Waterloo – perché è finita così?

@MarechalMassena racconta la Battaglia di Waterloo

La battaglia di Waterloo

“Per Dio, Napoleone mi ha imbrogliato! Ha guadagnato 24 ore di marcia su di me!” – Arthur Wellesley la notte del 16 giugno, dopo la notizia dell’invasione di Charleroi.

“C’è solo una cosa sicura, Uxbridge, ed è che qualunque cosa succeda, voi ed io faremo il nostro dovere” – Arthur Wellesley, la vigilia della battaglia.

“Siccome siete stato sconfitto da Wellington, lo considerate un gran generale. E io vi dico che è un cattivo generale, che gli inglesi sono cattive truppe, e che sarà facile come fare colazione” – Napoleone a Michel Ney, la mattina del 18 giugno.

“Dite a nome mio al Duca di Wellington che, ferito come sono, marcerò alla testa della mia armata per attaccare senza indugi il fianco destro del nemico” – Gebhard Leberecht von Blücher, la mattina del 18 giugno, in una lettera indirizzata al quartier generale di Wellington.

Mèrde” Pierre Cambronne, comandante della Guardia Imperiale a Waterloo.

La Battaglia di Waterloo è una delle più famose battaglie di sempre, se non la più, e sicuramente la più importante del XIX secolo. Tutti conoscono i maggiori attori di questa battaglia.

La battaglia fu combattuta il pomeriggio del 18 giugno 1815, dopo una notte di intense piogge, che ritardarono le operazioni d’artiglieria.

La campagna del Belgio ebbe inizio il 15 giugno con l’invasione di Charleroi da parte delle colonne francesi: la mossa di Napoleone fu geniale, seconda solo a quelle della Campagna austrica del 1805. Incuneandosi a Charleroi riuscì a dividere in due gli alleati, in particolare i due principali schieramenti prussiani e britannici. Wellington ne fu violentemente scosso. Il giorno dopo gli scontri furono inevitabili: Ney impegnò gli alleati a Quatre-Bras mentre nel frattempo Napoleone accettò battaglia a Ligny, con l’intento di annientare la controparte prussiana. Ambe le battaglie si esaurirono in serata, senza che ci fosse stato un netto vincitore. Da una parte Ney attaccò tardi, permettendo ai rinforzi inglesi di arrivare nel campo di battaglia, dall’altra parte Napoleone impiegò tempo a sfondare i villaggi dove stavano asserragliati i prussiani. In tutto questo c’era il corpo d’armata di D’Erlon, che fece avanti-indietro tutto il giorno da un campo di battaglia all’altro senza essere decisivo in nessuno dei due campi, sommerso di ordini poco chiari e incalzanti che lo chiamavano a soccorrere ambe le armate.

In genere si può comunque dire che gli alleati ne uscirono sconfitti e furono costretti a ritirarsi. Per la difesa di Bruxelles Wellington scelse le alture di Mont-Saint-Jean, vicino il villaggio di Waterloo, situato circa 20 km dalla città. Il luogo è pianeggiante ma dominato da un lieve pendio. Dietro vi si estende un fitto bosco che preclude la ritirata. Wellington può comunque avvantaggiarsi del pendio e di tre fattorie distribuite sulle pendici del pendio: Hougoumont a destra, Le Haye Saint al centro e Papelotte a sinistra. I francesi invece arriveranno dal lato della fattoria della Belle Alliance, con il piccolo villaggio di Plancenoit leggermente più arretrato.

Come prevedibile, gli alleati scelsero una strategia difensiva, fortificando le fattorie e ammassando le truppe sulla propria destra. Wellington contava infatti sull’arrivo dei prussiani di Blücher per rinforzare la sinistra, dove tra l’altro erano più che altro presenti le scarsamente affidabili truppe belghe e del Duca di Weimar. Dall’altra parte Napoleone optò per uno schieramento classico, con il generale Reille e il fratello Gerolamo a sinistra, le divisioni di D’Erlon al centro e la cavalleria leggera a proteggere i fianchi. La riserva di Lobau e la Guardia Imperiale erano poste in prossimità della Belle Alliance, pronte a spostarsi in qualsiasi momento, insieme alle riserve di cavalleria di Kellermann e Milhaud. In tutto si contavano 140000 truppe e più di 400 cannoni in un’area di tre miglia quadrate!

Lo schieramento
Lo schieramento

Blucher lasciò Wavre alle 11 del mattino, deciso a raggiungere la sinistra britannica, dopo una serie di indecisioni sull’attaccare Grouchy o se aiutare Wellington. Grouchy invece decise di seguire gli ordini dell’imperatore, cioè di seguire i prussiani, nonostante le scarse e incomplete informazioni che gli arrivavano dagli esploratori. Nemmeno quando sentì i tuoni dei cannoni si decise a muoversi. La scelta di partire con sufficiente anticipo da una parte e di non muoversi dall’altra si rivelerà fatale.

Continua a leggere @MarechalMassena racconta la Battaglia di Waterloo