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Lettera al Ministro della Guerra – 27 Aprile 1813

Al Generale Clarke, Duca di Feltre, Ministro della Guerra

Erfurt, 27 Aprile 1813.

Ho appena ispezionato il 37° Fanteria di Linea. Sarebbe impossibile trovare un corpo di uomini più fine o una peggior serie di ufficiali. Se il vostro dipartimento si è deciso deliberatamente di nominare gli ufficiali più incompetenti in Francia, non avrebbe potuto farlo meglio: i loro uomini ridono di loro. In realtà essi sono stati tutti chiamati alle armi  dai battaglioni coloniali, dal servizio Olandese o dalla Guardia Nazionale dei Pirenei e della Schelda; e la maggior parte die capitani non hanno mai visto sparare un colpo. Ogni giorno mi rende più scontento del lavoro del vostro comitato in ciò che è la parte più importante del servizio, l’organizzazione. Dissi piuttosto di non sprecare il vostro tempo in compiti di polizia: dedicatelo tutto all’organizzazione dell’esercito. Dovrò far licenziare tutti questi ufficiali, e mandarli a casa.

Mi state anche mandando anche persone giovani direttamente dalla scuola, che non sono mai andate a Saint-Cyr, e che di conseguenza non sanno niente. E li state mettendo nei nuovi reggimenti. È impossibile fare le cose peggio di come le fa il vostro comitato. Vi ho ordinato di mettere un responsabile generale alla sua testa. Considero il suo lavoro come il più importante nel vostro ministero, e gli date la minima attenzione.

Vi ho anche dato ordini, prima della mia partenza, ti mandare a Mayence gli 88 ufficiali dalla Spagna;  ma non avete fatto niente del genere, o mandato una loro lista al principe di Neuchatel, il Duca di Valmy o a me. Necessito moltissimo di questi ufficiali; c’è una grande lacuna senza di loro; non dovrebbe essere troppo un problema mandarmi la lista. Non so dove questi uomini sono stati spediti, o dove sono ora, o cosa stanno facendo.

#N

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5 Dicembre 1804 – La distribuzione delle aquile

Mercoledì 5 Dicembre 1804, tre giorni dopo la cerimonia dell’Incoronazione a Notre Dame, ebbe luogo un’altra importante manifestazione, con un alto valore simbolico: la distribuzione delle aquile.

Nel Campo di Marte, di fronte alla Scuola Militare, venne eretto un grande palco, coperto da tendoni all’altezza del primo piano del palazzo; un tendone centrale, sorretto da quattro colonne con delle vittorie figurate, copriva il trono sul quale io e Giuseppina stavamo seduti. Si trattò di un’ottima precauzione in una giornata nella quale il meteo certamente non fu di aiuto.

Attorno al trono c’erano principi e principesse, grandi dignitari, ministri, marescialli dell’Impero, grandi ufficiali della corona, le dame di corte ed i consiglieri di stato. Il palco era diviso a sinistra e a destra rispetto al trono in sedici parti, decorate con stendardi e coronate dalle aquile, in modo da rappresentare le sedici coorti della Legion d’Onore. Quelle sulla destra vennero occupate dal Senato, dagli ufficiali della Legion d’Onore, dalle corti d’appello e dai capi del tesoro nazionale; quelle sulla sinistra dai membri del Tribunato e del Corpo Legislativo. Alle estremità del tendone c’erano due padiglioni, uno riservato ai principi stranieri, l’altro per i corpi diplomatici ed altri personaggi illustri.

Da questo immenso palco scendeva una scalinata fino al Campo di Marte, ed il primo gradino era usato come panca dai presidenti dei cantoni, i prefetti, i sotto-prefetti e i membri del consiglio municipale. Ai lati di questa scalinata vennero poste le colossali figure della Francia che fa la guerra e della Francia che fa la pace. Sopra le scale stavano seduti i colonnelli dei reggimenti, e i presidenti dei collegi elettorali dei dipartimenti che tenevano in alto le aquile imperiali.

Il corteo imperiale partì dal Palazzo delle Tuileries a mezzogiorno, con lo stesso ordine della cerimonia dell ‘incoronazione: i cacciatori della guardia e i mamelucchi davanti, la Legion d’Elite e i granatieri a cavallo a seguire la Guardia Municipale, mentre i granatieri della guardia serravano le fila.

Una volta entrati nella Scuola Militare ricevemmo gli omaggi dei corpi diplomatici, che ci accolsero nelle sale d’attesa, prima di insediarci sul trono. Nell’aria risuonavano grida di acclamazione e il rombo delle salve di cannone.

Fu dato il segnale e le deputazioni dell’esercito, sparpagliate per il Campo di Marte, si disposero in rigide colonne e si avvicinarono al trono al suono delle trombe.

Scese poi il silenzio. Mi alzai, e pronunciai queste parole:

“Soldati, ecco i vostri stendardi! Queste aquile vi serviranno come punto di riferimento per radunarvi. Esse andranno dovunque il vostro Imperatore giudichi la loro presenza necessaria per la salvezza del suo trono e del suo popolo. Giurate di sacrificare anche le vostre vite per difenderle e di mantenerle con il vostro valore sul sentiero della vittoria? Lo giurate?”

Lo giuriamo! Urlarono i colonnelli in coro, mentre i presidenti dei collegi sventolavano le bandiere 

Lo giuriamo! Gridò poi il resto dell’esercito.

#N

La distribuzione delle aquile di Jacques Louis David
La distribuzione delle aquile di Jacques Louis David

2 Dicembre 1805, la battaglia di Austerlitz (autore: @MarechalMassena)

Napoleone disse al Maresciallo Soult: “Quanto tempo occorrerà alla vostra divisione per prendere le alture del Prtazen?”

“Meno di venti minuti, Sire”, fu la risposta.

“In tal caso aspetteremo un altro quarto d’ora, poi sarà tempo per attaccare”.

“Arrotolate questa mappa: non avremo più bisogno per i prossimi dieci anni”. William Pitt indicando la cartina dell’Europa dopo Austerlitz.

 LeJeune - Austerlitz

La battaglia di Austerlitz è ritenuta la più grande vittoria dell’Imperatore Bonaparte, ottenuta esattamente ad un anno dalla sua incoronazione. A mio modesto parere il più grande capolavoro tattico dell’imperatore fu Ulma, poche settimane prima, ma evidentemente Austerlitz rappresenta il giusto equilibrio tra tattica, sfruttamento del terreno e delle condizioni meteorologiche e capacità dei singoli marescialli.

La battaglia concluse la campagna d’Austria del 1805 contro la terza coalizione, formata da Gran Bretagna, Impero Austrico, Impero Russo, Svezia e Regno di Napoli. Dopo Ulma  e la presa di Vienna Murat si fece fuggire la retroguardia russa comandata da Kutuzov, Napoleone riteneva necessario dare battaglia prima che i grandi eserciti russi potessero riunirsi in Boemia. Dispose quindi le sue truppe nei pressi di Austerlitz, con la sinistra di Lannes e la destra ben in vista, mentre le divisioni centrali di Soult, Murat ,Bernadotte e la guardia di Oudinot furono accuratamente nascoste per far sembrare la Grande Armata in inferiorità numerica. Particolare importanza ebbe la destra, accuratamente sguarnita per dar ad intendere ai russi di poter tagliare la strada verso Vienna passando per i villaggi Tellnitz e Sokolnitz. Gli austrorussi invece erano spiegati sul Pratzen con un numero impressionante di cannoni, con il retro protetto dalla guardia imperiale russa e la destra coperta dal principe Bagration. Il piano dell’Imperatore era di attirare i russi sulla sua destra, per poi attaccare le truppe russe appostate nel Pratzen non appena si rivelassero esser sufficientemente sguarnite. La destra sarebbe stata successivamente rafforzata dall’arrivo di Davout da Vienna, in marcia a tappe forzate verso il campo di battaglia.

davout
Il Maresciallo Davout

E gli austrorussi abboccarono, attaccando fin dalla mattina presto i villaggi, per poter poi deviare verso nord e prendere il resto dell’Armata da tergo. I francesi in evidentemente inferiorità numerica furono travolti, ma questo permise di sguarnire il centro austrorusso, attaccato dai francesi delle divisioni di Vandamme e Saint Hilaire, comandate dal Maresciallo Soult, che emersero dalla nebbia catturando il centro. Nel frattempo sulla sinistra Lannes subì molte perdite a causa dei cannoni di Bagration, Murat cercò di prenderli attaccando con i suoi cavalleggeri, ma solo l’intervento dei corrazzieri permise ai due Marescialli di avanzare inesorabilmente dividendo Bagration dal resto dello schieramento.

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La battaglia di Austerlitz al mattino

In tarda mattinata i combattimenti infuriavano al centro, con le divisioni di Vandamme e di Saint Hilaire messe in difficoltà dai contrattacchi austriaci. Questa fu una fase confusa della battaglia, ci furono attacchi e contrattacchi alla baionetta, e lo stesso Imperatore rischiò di venir travolto dai suoi stessi uomini in fuga. La  ripresa del Pratzen doveva essere cruciale anche per i russi, che spedirono direttamente la loro Guardia Imperiale. I giganti russi attaccarono con tanta foga che arrivarono col fiatone, per essere poi messi alle strette dal fuoco delle linee francesi e infine cacciati dall’attacco della guardia imperiale e dei temibili mamelucchi.

Battle_of_Austerlitz_-_Situation_at_1400,_2_December_1805
La battaglia di Austerlitz alle 14

Terminata la presa del Pratzen era ora di attaccare la sinistra russa, che nel frattempo continuava a spingere verso i villaggi difesi dai francesi. Il piano di aggiramento russo aveva ancora qualche chance di essere portato a termine prima dell’arrivo di Davout, ma i veterani di Oudinot misero infine in sicurezza il fianco finché Soult spostava i cannoni sul Pratzen.

Il Maresciallo Soult
Il Maresciallo Soult

Con le riserve di Davout in arrivo e con una rotazione delle divisoni di Soult e Oudinot l’accerchiamento dei russi fu completato, e la carneficina ebbe il suo corso nei famigerati stagni ghiacciati che circondavano il campo di battaglia.

Nel frattempo a destra Lannes, troppo distante dalle linee di comunicazione, non se la sentì di attaccare ulteriormente, permettendo la ritirata di Bagration che salvò con buon ordine la sua ala.

Era finita. La terza coalizione era battuta e l’Austria era dell’Imperatore.

Quanto a me, quei mesi fui impegnato in Italia. Al comando della mia armata ebbi il compito di proteggere il fianco destro dell’Imperatore, e lo feci vincendo a Caldiero a ottobre contro l’arciduca Carlo. Anche il mio contributo fu notevole, bloccai quello che si rivelerà essere un grande avversario di Bonaparte, alla pari con Wellington e Blucher.

#Massena (@MarechalMassena)