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Abdicazione – 22 Giugno 1815

22 Giugno 1815

Francesi, nell’iniziare la guerra per l’indipendenza nazionale, ho contato sull’unione di tutti gli sforzi, di tutte le volontà,  e sull’accordo di tutte le autorità nazionali. Aveva motivi per sperare nel successo, e ho affrontato tutte le dichiarazioni delle potenze contro di me. Le circostanze mi appaiono cambiate,

Francesi, intraprendendo la guerra per sostenere l’indipendenza nazionale, contavo sull’unione di tutti gli sforzi, di tutte le volontà, e sull’appoggio di tutte le autorità nazionali. Avevo dei motivi per sperare nel successo. Le circostanze mi appaiono cambiate. Mi offro pertanto in sacrificio all’odio dei nemici della Francia. Fossero davvero sinceri quando affermano di essere stati effettivamente ostili soltanto alla mia persona!

La mia vita politica è finita, e proclamo mio figlio, con il titolo di Napoleone II, Imperatore dei Francesi. Gli attuali ministri formeranno provvisoriamente il consiglio del Governo. L’interesse che porto per mio figlio, mi induce ad invitare le camere a formare, senza ritardo, la reggenza con una legge.

Unitevi per la salvezza pubblica e per restare una nazione indipendente 

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La morte non è nulla…

Il cinque maggio è una di quelle date che rimarrà per sempre impressa nella storia. L’ode che Alessandro Manzoni ha dedicato alla mia morte ha sicuramente avuto una parte fondamentale nel donare eternità a questo giorno.

Il 5 maggio 1821, nell’Isola di Sant’Elena, muore Napoleone Bonaparte.

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Già, ma cosa ci facevo lì? E come sono morto? Di vecchiaia, a 51 anni?

Come saprete dopo la sconfitta di Waterloo e gli avvicendamenti politici che ne seguirono (presto li approfondirò meglio, datemi tempo), abbandonai la capitale e mi diressi verso il sud della Francia.

Inizialmente la mia intenzione era di andare in esilio volontario negli Stati Uniti, certo che le potenze europee spinte dall’intransigente zar Alessandro mi avrebbero riservato una fine assai meno piacevole.

La presenza della flotta inglese nel sud della Francia e i piani poco convincenti (io che mi nascondo dentro una botte??) mi convinsero infine a consegnarmi nelle mani dello storico nemico, certo di potermi porre sotto la protezione della loro lunga tradizione giuridica. Non chiedevo altro che un esilio in campagna poco lontano da Londra, con una nuova identità, dove vivere tranquillo gli ultimi anni della mia vita, magari dedicandomi alla scienza.

La flotta inglese mi portò fino alle coste di Portsmouth, ma anzichè farmi sbarcare e concedermi quanto richiesto, la nave si diresse verso il cuore dell’Oceano Atlantico, verso l’Isola di Sant’Elena.

Qui passai il resto dei miei giorni, in un’esistenza resa sempre più difficile e gravosa dalle continue angherie del nuovo Governatore dell’Isola, Sir Hudson Lowe.

Qui, il 5 maggio 1821, alle 17.49 pronunciai le mie ultime parole – Francia, testa dell’armata – e lasciai il mondo terreno.

Come spesso accade nelle morti “illustri” si svilupparono una lunga serie di ipotesi e illazioni sulla mia morte. Ufficialmente sono morto di cancro allo stomaco, lo stesso male che portò via mio padre.

Tuttavia, analisi scientifiche eseguite negli ultimi anni del ‘900, trovarono un’elevata quantità di arsenico nei diversi campioni di miei capelli, dando adito alle teorie sull’avvelenamento per mano dei carcerieri inglesi o addirittura dei membri del mio seguito, perché gelosi o avidi delle mie ricchezze.

Qualunque sia la verità, difficilmente in questo caso si può dire “Ai posteri l’ardua sentenza“; solo con la scoperta di nuova documentazione (se ne esiste ancora) o con la diffusione di nuove e rivoluzionarie tecniche forensi si potrà avere la certezza di quel che accadde o confutare l’autopsia eseguita sul mio corpo poco dopo la mia morte.

Di una cosa sono certo: in qualunque modo sia avvenuta, la mia morte ha contribuito a creare il mito attorno a quella che è stata la mia vita.

“Quando io sarò morto, ciascuno di voi avrà la dolce consolazione di tornare in Europa a rivedere i propri familiari e i propri amici; mentre io ritroverò i miei fedeli… Kleber, Desaix, Bessieres, Duroc, Ney, Murat, Massena, Berthier, tutti mi verranno incontro, e mi ricorderanno ciò che abbiamo fatto insieme, e io racconterò loro gli ultimi fatti della mia vita. Poi parlerò delle nostre guerre, con Scipione, Annibale, Cesare e Federico! A meno che là non abbiano paura a mettere tutti insieme tanti guerrieri armati!”

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Il mio testamento – 15 Aprile 1821(Prima Parte)

Oggi è il 15 Aprile 1821 a Longwood, isola di Sant’Elena.

questo è il mio Testamento, o atto delle mie ultime volontà.

1) Muoio nella religione Apostolica Romana, nel seno della quale sono nato da più di cinquant’anni.

2) Desidero che le mie ceneri riposino sulle rive della Senna, in mezzo al popolo francese che ho tanto amato.

3) Ho sempre avuto ragioni per essere soddisfatto della mia carissima moglie, Maria Louisa. Conservo per lei, fino al mio ultimo momento, i più teneri sentimenti. La supplico di sorvegliare, al fine di preservare, mio figlio dalle trappole che ancora gravano sulla sua infanzia.

4) Raccomando a mio figlio di non dimenticare mai di essere nato principe francese e di non permettere mai a se stesso di diventare uno strumento nelle mani dei triumviri che opprimono le nazioni dell’Europa: non dovrebbe mai combattere contro la Francia, o danneggiarla in qualche modo; dovrebbe adottare il mio motto: “Qualsiasi cosa per il popolo francese”.

5) Muoio prematuramente, assassinato dall’oligarchia Inglese e dai suoi assassini. la nazione Inglese non tarderà a vendicarmi.

6) I due disgraziati risultati delle invasioni della Francia, quando aveva ancora così tante risorse, sono da attribuire al tradimento di marmont, Augereau, Talleyrand e La Fayette. Io li perdono. Possa la posterità della francia fare altrettanto.

7) Ringrazio la mia buona, più eccellente madre, il Cardinale, i miei fratelli, Giuseppe, Luciano, Girolamo, Paolina, Carolina, Giulia, Ortensia, Caterina, Eugenio per l’interesse che hanno continuato a provare per me. Perdono Luigi per il libello che ha pubblicato nel 1820: è pieno di false asserzioni e documenti falsificati

8) Ripudio”Il manoscritto di Sant’Elena” e altri lavori, con il titolo di massime, citazioni .. che le persone sono state felici di pubblicare negli ultimi sei anni. Tali non sono le regole che hanno guidato la mia vita. ho fatto arrestare e processare il Duca d’Enghien perché questo passo era essenziale per la salvaguardia, l’interesse e l’onore del popolo francese, quando il Conte d’Artois stava mantenendo, per sua stessa confessione, sessanta assassini a Parigi. In simili circostanze, agirei allo stesso modo.

[continua..]