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Lettera al Re di Spagna – 12 Ottobre 1807

A Carlo IV, Re di Spagna.

Fontainebleau, 12 Ottobre 1807.

Nel momento in cui l’Olanda, i vari stati della Confederazione del Reno, la Spagna di Vostra Maestà, l’Imperatore di Russia ed io siamo uniti in un tentativo di escludere l’Inghilterra dal continente e di pretendere tutta la vendetta possibile per il crimine che hanno appena commesso contro la Danimarca, il Portogallo offre lo spettacolo di un potere che è al soldo degli Inglesi da 16 anni. A Lisbona l’Inghilterra ha posseduto un’inesauribile fonte di ricchezza, ed una risorsa costante sia come scalo sia come base per spedizioni navali. È ora che Porto e Lisbona siano chiuse contro di lei. Prevedo che prima del 1 Novembre l’esercito al comando del Generale Junot sarà a Burgos, assieme all’esercito di Vostra Maestà, e che dovremo essere nella posizione di occupare Lisbona ed il Portogallo in forze. Mi accorderò con Vostra Maestà per disporre di questa nazione in qualsiasi modo sia conveniente per voi: in ogni caso essa dovrà essere posta sotto il vostro dominio (suzeraineté), come sembrate desiderare. Non possiamo assicurare la pace se non isolando l’Inghilterra dal continente e chiudendo ogni porto europeo al suo commercio. Conto sull’energica cooperazione di Vostra Maestà in questo particolare; per ripristinare la tranquillità nel mondo, l’Inghilterra deve essere forzata a fare la pace.

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Lettera al re d’Inghilterra Giorgio III per la pace – 2 Gennaio 1805

Al re d’Inghilterra

Parigi, 2 Gennaio 1805.

Signore mio fratello

chiamato sul trono di Francia dalla Provvidenza, e dai voti del Senato, del popolo, dell’esercito, il mio primo impulso è di pregare per la pace. Francia e Inghilterra stanno finendo le loro risorse. Potrebbero andare in crisi economica per secoli. Ma non stanno i loro governi forse fallendo nei loro compiti più sacri? E non li rimprovereranno forse le loro stesse coscienze per uno spargimento di sangue così inutile e vano?

Penso che non ci sia disonore nel fare il primo passo. Ho dato al mondo abbastanza prove, immagino, che mi ritiro dal nulla che la guerra può portare, non vedo alcuno prospettiva per allarmarmi. La pace è il desiderio del mio cuore, ma la guerra non è mai stata estranea dalla mia idea di gloria. Vi imploro, V02ostra Maestà di non rifiutare l’onore di essere il pacificatore del mondo. Non lasciate questo compito ai vostri figli! Perché infatti non c’è una un’occasione migliore o un momento più favorevole per far tacere ogni passione, e chiudere le orecchie a ogni voce tranne quella dell’umanità e del buonsenso. Una volta che questa opportunità sarà mancata, quali limiti si potrà sperare di mettere a una guerra che tutti i miei sforzi hanno fallito di concludere?

Negli ultimi dieci anni Vostra Maestà ha guadagnato in territori e in ricchezze più dell’intera area dell’Europa. La vostra nazione è all’apice della sua prosperità. Che cosa spera di ottenere con la guerra? Formare una coalizione con alcune delle potenze continentali? Ma il continente non si sposterà, e una coalizione rimarcherà la preponderanza della Francia sul continente. Far rivivere i nostri disordini interni? I tempi non sono più quelli che erano. Rovinarci finanziariamente? Un sistema finanziario basato su una buona agricoltura è indistruttibile. Privare la Francia delle sue colonie? Le colonie sono, per la Francia, un problema di secondaria importanza; e non possiede già Vostra Maestà più di quanto può difendere?

Se Vostra Maestà ci pensa seriamente, vedrà che la guerra non ha scopi e non offre risultati sui quali potete contare. Perché! Che triste prospettiva far combattere gli uomini solamente perché possano continuare a combattere! Il mondo è abbastanza grande per farci vivere entrambe le nostre nazioni, e il buonsenso è abbastanza forte per trovare un modo di appianare le nostre divergenze, se tutti e due abbiamo la volontà di farlo. In ogni caso ho soddisfatto ciò che il mio cuore considera un impegno sacro e prezioso. Imploro Vostra Maestà di credere nella sincerità dei sentimenti che ho espresso, ed è nel mio  desiderio dare prova di ciò a Vostra Maestà.

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L’Italia farà da sé – 1 Gennaio 1797

Al Cittadino Presidente del Congresso Cispadano

Milano, 1 Gennaio 1797.

Apprendo con il più vivo interesse dalla vostra lettera del 30 Dicembre, che le Repubbliche Cispadane si sono unite in un unico stato, che il loro emblema è una faretra, e che sono convinte che la loro forza si trovi nell’unità e nell’indivisibilità. L’infelice italia è stata cancellata dalla lista delle potenze europee molto tempo fa. Se gli italiani di oggi sono adatti a riacquistare i loro diritti, e di darsi un governo libero, la loro nazione un giorno reciterà una parte importante tra le potenze del mondo. Ma non dimenticate che, senza la forza, la legge è senza profitto. Il vostro primo problema dovrà essere la vostra organizzazione militare. La natura vi ha dato tutto ciò di cui avete bisogno. Dopo la notevole unanimità e prudenza delle vostre varie deliberazioni, niente è necessario per raggiungere il vostro scopo, se non battaglioni temprati per la guerra, e incendiati col sacro fuoco del patriottismo.

Siete in una posizione più fortunata del popolo francese. Potete ottenere la libertà senza la Rivoluzione e i suoi crimini. Non proverete mai le malattie che hanno afflitto la Francia prima della creazione della Costituzione. L’unità che assicura insieme le diverse parti della Repubblica Cispadana sarà un’ispirazione permanente per l’unione di tutte le classi dei suoi cittadini; e da questo accordo di principi e sentimenti, difesi coraggiosamente, deriveranno libertà, prosperità e una repubblica.

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