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Abdicazione – 22 Giugno 1815

22 Giugno 1815

Francesi, nell’iniziare la guerra per l’indipendenza nazionale, ho contato sull’unione di tutti gli sforzi, di tutte le volontà,  e sull’accordo di tutte le autorità nazionali. Aveva motivi per sperare nel successo, e ho affrontato tutte le dichiarazioni delle potenze contro di me. Le circostanze mi appaiono cambiate,

Francesi, intraprendendo la guerra per sostenere l’indipendenza nazionale, contavo sull’unione di tutti gli sforzi, di tutte le volontà, e sull’appoggio di tutte le autorità nazionali. Avevo dei motivi per sperare nel successo. Le circostanze mi appaiono cambiate. Mi offro pertanto in sacrificio all’odio dei nemici della Francia. Fossero davvero sinceri quando affermano di essere stati effettivamente ostili soltanto alla mia persona!

La mia vita politica è finita, e proclamo mio figlio, con il titolo di Napoleone II, Imperatore dei Francesi. Gli attuali ministri formeranno provvisoriamente il consiglio del Governo. L’interesse che porto per mio figlio, mi induce ad invitare le camere a formare, senza ritardo, la reggenza con una legge.

Unitevi per la salvezza pubblica e per restare una nazione indipendente 

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Cosa fare dopo Waterloo?

La posizione della Francia dopo la battaglia di Waterloo era critica, ma non disperata. Ci si era in parte preparati all’ipotesi che fallisse la campagna del Belgio.

Settantamila uomini furono radunati tra Parigi e Laon; trentamila uomini, compresi i depositi della guardia, erano in marcia da Parigi; il generale Rapp, con venticinquemila uomini di truppe scelte giunse nei primi di luglio sulla Marna; le perdite del materiale di artiglieria erano state riparate. Soltanto a Parigi c’erano cinquecento pezzi in tutto,e ne furono persi appena centosettanta.

In poche parole, un’armata di centoventimila uomini, pari a quella che aveva intrapreso la campagna belga, con trecentocinquanta pezzi d’artiglieria, potevano difendere Parigi il 1 Luglio.

Oltre a questi la capitale poteva contare sui trentaseimila uomini della guardia nazionale, di cui trentamila fucilieri e seimila cannonieri, seicento bocche da fuoco da batteria, trinceramenti sulla riva destra della Senna e quelli sulla sinistra in via di completamento.

Le armate inglesi e prussiane, diminuite di ottantamila unità, potevano contare su centoquarantamila uomini, ma non potevano passare la Somme con più di novantamila soldati; esse attendevano l’arrivo delle armate dell’Austria e della Russia, che non potevano raggiungere la Marna prima del 15 Luglio.

Parigi aveva quindi venticinque giorni per preparare la difesa, terminare le fortificazioni, organizzare gli approvvigionamenti  e concentrare le truppe.

Lione poteva contare sui trentamila uomini del Maresciallo Suchet, più gli uomini della guarnigione. La difesa di tutte le piazzeforti era assicurata da ufficiali e truppe fedeli.

Tutto poteva essere riparato, ma occorreva carattere, energia, fermezza da parte degli ufficiali, del governo, delle Camere, della nazione intera.

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L’Attentato della macchina infernale – 24 Dicembre 1800 e l’affare del Duca d’Enghien

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Itinerario del corteo consolare il 24 dicembre 1800

Il 24 Dicembre 1800 ci fu l’attentato della “macchina infernale”, il quale ebbe delle importanti conseguenze. La sera della vigilia di Natale il corteo consolare, formato da me, dalla mia famiglia e dal mio seguito, si stava dirigendo verso l’Opera per assistere a “La Creazione” di Haydn, ma fu interrotto in Rue Saint-Nicaise da un carretto in mezzo alla strada. Immediatamente gli addetti della scorta spostarono l’ostacolo, mentre il cocchiere Germain, detto Cèsar, che conduceva la mia carrozza, ripartì in velocità spazientito per il ritardo. Pochi istanti dopo il carretto esplose con una tale forza da far crollare diverse case e distruggere i vetri del palazzo delle Tuileries e della carrozza consolare, che fortunatamente scampò al disastro. Nell’attentato morirono una ventina di persone e i feriti furono quasi cento. I membri della mia famiglia e il loro seguito ne uscirono illesi soltanto grazie al caso: le loro carrozze rimasero indietro perché quando Giuseppina si fece portare uno scialle il Generale Rapp ne criticò il colore, e ciò diede avvio a una breve discussione che causò il ritardo.

PlotRueSaint-NicaiseQuesto terribile episodio è stato da me abilmente sfruttato per scopi politici, limitando o eliminando le opposizioni: dei due attentati furono accusati i giacobini, i colpevoli furono giustiziati e un centinaio di esponenti venne deportato. Nel caso della “macchina infernale” la strumentalizzazione fu evidente, dal momento che il Ministro della Polizia Fouché sosteneva che la matrice fosse realista, mentre io volevo che fossero puniti i giacobini; di questa divergenza di vedute ne fece le spese il ministro, che venne sollevato dall’incarico e nominato Senatore, ma quando furono arrestati gli agenti realisti colpevoli si scoprì che egli aveva ragione, ma ormai era troppo tardi, dato che le misure per deportare i giacobini erano già state prese.

Nel 1803 stava per essere messa in atto un ulteriore congiura contro di me, architettata da alcuni personaggi molto autorevoli, il vandeano Georges Cadoudal, i Generali Moreau e Pichegru. Quest’ultimo era stato allontanato dalla Francia già nel 1797, quando venne sventato un tentativo di colpo di stato alla quale prese parte, ma ciò non gli impedì di tornare in Francia nel 1803 per mettere in atto un nuovo piano che prevedeva l’eliminazione del Primo Console e un golpe attraverso una sommossa popolare a Parigi spinta da un principe borbonico e dall’esercito. I congiurati provarono molte volte ad attuare il loro piano, ed alcuni loro agenti riuscirono addirittura ad infiltrarsi nei miei palazzi, ma fortunatamente evitai ogni pericolo grazie alla mia mancanza di abitudini.

Georges Cadoudal nel 1804
Georges Cadoudal nel 1804

Grazie all’arresto di alcuni complici minori che confessarono, la cospirazione venne alla luce ed uno ad uno furono arrestati tutti gli attori principali. Pichegru morì strangolato in carcere in circostanze sospette; Cadoudal, arrestato il 25 marzo 1804, si rifiutò di chiedere la grazia e fu giustiziato. Il Generale Moreau godeva allora ancora di un grande prestigio, e quando fu arrestato l’opinione pubblica lo vedeva come la vittima di una macchinazione politica, salvo poi cambiare idea man mano che le prove venivano portate alla luce. Fu condannato a due anni di carcere tramutati poi in un espatrio negli Stati Uniti, ma tornò in Europa nel 1813, diventando consigliere militare dello zar Alessandro, e morì nella battaglia di Dresda combattendo contro la Francia. Grazie al mutamento dell’opinione pubblica, messa al corrente dell’esistenza della congiura, potei azzardare una mossa piuttosto rischiosa, consigliato da alcuni ministri, andando ad arrestare Luigi Antonio Borbone, il Duca di Enghien, ad Ettenheim, nello stato neutrale del Baden, perché sospettato di essere il principe atteso dai membri del complotto. Giudicato da un tribunale militare fu condannato a morte per aver combattuto contro la Repubblica Francese e per aver cospirato alla vita del Primo Console con l’aiuto del governo inglese.

Il Duca d Enghien rifiuta di essere bendato prima della fucilazione
Il Duca d Enghien rifiuta di essere bendato prima della fucilazione

L’impatto di questa azione di forza fu sorprendente: in politica estera diede un’ulteriore prova della forza del mio regime, e molte furono le potenze europee a gridare allo scandalo per la violazione della sovranità territoriale del Baden. In politica interna gli effetti furono decisamente maggiori. Una grande frazione di opinione pubblica rimase indignata dalla cospirazione, l’esecuzione del Duca spense gli ultimi timori di una restaurazione Borbonica e consolidò in modo determinante la corrente neomonarchica, che stava già prendendo piede nel regime, grazie anche alla stampa che diffondeva la necessità di consolidare il potere del Primo Console. Fu il console Cambacères a proporre al Consiglio di Stato, come nel caso del consolato a vita, la successione ereditaria. Tuttavia il consiglio esitò molto, mentre nel Tribunato vi erano molti consensi, e alla fine il Senato approvò un senato-consulto organico, molto simile a una nuova costituzione, il 18 maggio 1804. Fui proclamato proclamato Imperatore dei Francesi, titolo ereditario, al quale era affidato il governo della Repubblica. Mi era inoltre consentito adottare i figli o i nipoti dei miei fratelli, dato che al momento dell’instaurazione dell’impero non avevo figli. Come proseguimento del processo assolutista nel regime, mi fu garantito il potere di nominare senatori a mio piacimento. La nuova Costituzione del 1804 segnò la fine definitiva del periodo rivoluzionario.

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