Archivi tag: eugenio

Consigli per un Viceré – 5 Giugno 1805

Al Principe Eugenio, Viceré d’Italia

Milano, 5 Giugno 1805.

Affidandoti il governo del Nostro Regno d’Italia, ti abbiamo dato prova del rispetto che la vostra condotta ci ha ispirato. Ma sei ancora in un’età nella quale non si realizza della depravazione dei cuori degli uomini; non posso di conseguenza che raccomandarti fortemente prudenza e circospezione. I nostri soggetti italiani sono più ingannevoli per natura rispetto ai cittadini francesi. L’unico modo con cui puoi mantenere il loro rispetto, e servire la loro felicità, è non permettendo a nessuno di avere la tua completa confidenza, e non dicendo mai a nessuno cosa pensi veramente dei ministri e degli alti ufficiali della tua corte. La dissimulazione, che diventa naturale a un’età matura, deve essere enfatizzata ed inculcata alla tua.

Se ti ritrovi a parlare inutilmente, e dal cuore, dì a te stesso “Ho fatto un errore”, e non farlo ancora. Mostra rispetto per la nazione che governi, e mostrane sempre di più quando scopri delle ragioni per stimarla di meno. Verrà un tempo in cui ti accorgerai che ci sono poche differenze tra una nazione e l’altra.

L’obiettivo della tua amministrazione è la felicità dei popoli italiani; e il primo sacrificio che dovrai fare sarà allinearti con alcuni dei loro costumi che detesti. In tutte le altre posizioni, tranne quella di Viceré d’Italia, vantati di essere un cittadino francese: ma qui devi dimenticartelo, e considera un fallimento a meno che gli Italiani non credano che tu li ami. Loro sanno che non c’è amore senza rispetto. Impara la loro lingua; frequenta la loro società; distinguili particolarmente nelle funzioni pubbliche; che ti piaccia quello che a loro piace, e approva quello che loro approvano.

Parla il meno possibile: non sei abbastanza istruito e non hai abbastanza conoscenza per prendere parte a dibattiti informali. Impara ad ascoltare, e ricorda che il silenzio produce sovente lo stesso effetto della conoscenza. Non vergognarti di fare domande. Anche se sei un viceré, hai solo 23 anni; a prescindere da quante persone ti lusingano, in realtà tutti loro conoscono i tuoi limiti, e ti onorano di più per la speranza di quello che diventerai piuttosto che per quello che sei.

Non imitarmi in ogni aspetto; ti serve più riservatezza.

Non presidiare spesso il Consiglio di Stato; hai troppa poca esperienza per farlo con successo, ma non vedo alcun inconveniente sul fatto che tu vi assista, sotto la presidenza di un consulente che lo presiederà dal suo posto. La conoscenza che ti manca della lingua italiana, e della legislazione stessa, è un ottimo pretesto per astenersi. Comunque, non prendere la parola in Consiglio: ti ascolterebbero, ma non ti risponderebbero, e vedrebbero immediatamente che non sei competente per discutere di affari.

Finché un principe  tace, il suo potere è incalcolabile; non dovrebbe mai parlare, a meno che non sappia di essere l’uomo più capace nella stanza.

Non fidarti delle spie. Sono più un inconveniente che un vantaggio. Non c’è mai abbastanza agitazione a Milano da preoccuparsene, e mi aspetto che sia lo stesso ovunque. La vostra polizia militare si assicuri delle truppe, e questo è tutto quello che vuoi.

L’esercito è l’unica cosa con cui puoi avere a che fare personalmente, e dalle tue conoscenze.

Lavora con i tuoi ministri due volte alla settimana, una con ognuno di loro separatamente, e l’altra con tutti insieme in Consiglio. Metà della battaglia sarà vinta quando i tuoi ministri e consiglieri capiscono che il tuo unico fine nel consultarli è ascoltare la ragione e prevenire che tu stesso sia colto di sorpresa.

Alle funzioni pubbliche, alle feste, ovunque ci siano francesi e stranieri insieme, prepara in anticipo dove devono stare e cosa dovrai fare tu. È meglio non formare mai un seguito; e devi porre la massima attenzione a non esporti a nessun tipo di offesa. Se succede qualcosa del genere, non schierarti.

Principe, ambasciatore, ministro, generale, chiunque sia, anche se si tratta dell’ambasciatore austriaco o russo, fallo arrestare immediatamente. D’altra parte, questi incidenti sono sempre una seccatura; e quello che importa poco nel mio caso potrebbe avere risultati problematici nel tuo.

Niente è così consigliabile quanto trattare bene gli italiani e imparare tutti i loro nomi e le famiglie. Non mostrare troppa attenzione agli stranieri: non c’è niente da guadagnarci. Un ambasciatore non parlerà mai bene di te, perché è suo dovere parlar male. I ministri delle nazioni straniere sono, in parole povere,spie accreditate. È bene tenerli a lunghezza del braccio. Essi pensano sempre meglio di quelli che vedono raramente, che dei loro sedicenti amici e benefattori.

C’è solo un uomo qui a Milano che realmente conta, il ministro delle finanze: è un gran lavoratore, e conosce bene il suo lavoro.

Anche se sanno che sono dietro di te, sono sicuro che stanno tentanto di misurare il tuo carattere. Controlla che i tuoi ordini siano rispettati, specialmente nell’esercito: non permettere che siano disobbediti.

Il decreto pubblico che ho firmato definisce i poteri che ti sto delegando. Riserverò a me stesso il più importante di tutti, il potere di dirigere le tue operazioni. Scrivimi ogni giorno. È solo per gradi che arriverai a capire come guardo ogni cosa.

Non mostrare le mie lettere a nessuno, qualsiasi possa esserne il pretesto. Non deve sapersi cosa ti scrivo e neanche che scrivo in assoluto. Mantieni una stanza nella quale nessuno sia ammesso, neanche i tuoi segretari personali.

Troverai utile M. Mejan, se non tenta di far soldi; e non lo farà se sa che lo stai guardando, e che un singolo atto di questo tipo lo rovinerà ai miei occhi quanto ai tuoi. Dovrà essere ben pagato e dovrà avere buone prospettive di promozione. Ma in quel caso dovrà essere disponibile a tutte le ore: sarà inutile per te se cercherà di lavorare solo a certe ore e divertirsi il resto del giorno. E dovrai rimproverarlo per la tendenza, che condividono tutti i francesi, di disprezzare questo paese, soprattutto quando si unirà alla malinconia. I francesi non sono mai felici al di fuori della Francia.

Mantieni la mia casa e le mie stalle in ordine, e regola i miei conti almeno una volta a settimana, ciò è ancora più necessario dato che non hanno idea di come far funzionare le cose qui.

Passa in rassegna le truppe a Milano ogni mese.

Coltiva i giovani italiani, piuttosto che i vecchi; questi non sono buoni a nulla..

Hai una posizione importante, e lo troverai un lavoro abbastanza duro. Tenta di conoscere la storia di tutte le città nel mio Regno d’italia; visita le fortezze e tutti i famosi campi di battaglia. È abbastanza probabile che farai la guerra prima dei tuoi trent’anni, e la conoscenza del territorio è una grande risorsa.

Un ultima parola. Punisci brutalmente la disonestà. La denuncia di un contabile disonesto è una vittoria per il governo. E non permettere alcun contrabbando nell’esercito francese.

#N

 

Annunci

Augusta di Baviera

Auguste-Amélie_deBavière_Stieler

Augusta Amalia Ludovika Georgia di Baviera era figlia del re Massimiliano I di Baviera e della sua prima moglie Augusta Guglielmina d’Assia-Darmstadt

Avrebbe dovuto sposare Carlo di Baden, nipote ed erede del Granduca di Baden, ma le cose andarono diversamente in quanto volevo legare la mia famiglia alle altre dinastie dell’Europa centrale: Carlo infatti sposò Stefania di Beauharnais, cugina di Giuseppina che adottai, così da renderla parte della mia dinastia  come Principessa Francese. Augusta di Baviera il 13 Gennaio 1806 a Monaco sposò invece Eugenio di Beauharnais, figlio di primo letto di Giuseppina, anch’egli da me adottato.

Ménageot_Matrimonio
Il matrimonio tra Eugenio ed Augusta, il 13 Gennaio 1806.

Lei era molto bella e buona come un angelo. Era molto attaccata ad Eugenio, ed i due ebbero un matrimonio felice, anche dopo la fine dell’Impero.

Quando divorziai da Giuseppina, Eugenio voleva lasciare i propri titoli, in quanto non si considerava più mio figlio adottivo. Scrisse anche una lettera alla moglie, forse dicendole di dispiacersi per non avere più un certo rango. La moglie gli rispose così:

“Non è l’erede dell’Imperatore che ho sposato e che amo, ma è Eugenio de Beauharnais”

Dopo la caduta dell’Impero, i due sposi si rifugiarono in Baviera, con i titoli di Duca e Duchessa di Leuchtenberg.

#N

Lettera al Principe Eugenio – 31 Dicembre 1805

Al Principe Eugenio

Monaco, 31 Dicembre 1805.

Qui io sono a Monaco. Ho organizzato il tuo matrimonio con la Principessa Augusta, ed è stato annunciato nei giornali.

La principessa è venuta a trovarmi questa mattina, e ho avuto una lunga conversazione con lei. È molto carina. Allegherò un suo ritratto su una tazza; ma non le rende giustizia…

#N