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La religione ed il ruolo dei parroci

“Appena ho potuto, mi sono affrettato a ristabilire la religione. Mi serviva come base e come radice. Per me, rappresentava un sostegno alla morale, ai buoni principi, ai buoni costumi. E inoltre l’inquietudine dell’uomo ha bisogna di quel tanto di vago e di meraviglioso che essa gli fornisce.”

Durante il mio governo, uno degli atti più importanti fu certamente la pacificazione religiosa, ottenuta con il Concordato con la Chiesa, attraverso la quale riuscii ad ottenere un maggiore consenso in politica interna, nonostante qualche opposizione.

I rapporti con la Chiesa poi si complicarono, a causa di contingenze politiche e non solo, ma non vi voglio parlare di questo oggi.

Voglio infatti raccontarvi quali erano i miei progetti nei confronti degli uomini di Chiesa, che grazie all’accordo con il Santo Padre diventavano dei veri e propri funzionari dello Stato, dal quale ricevevano lo stipendio.

In riferimento ai parroci, avrei voluto dar loro ancora più importanza e prestigio sociale. Desideravo che fosse insegnata loro nei seminari non solo la teologia, ma anche l’agricoltura, la medicina, il diritto. Più fossero stati istruiti e rispettati, meno avrebbero abusato della loro posizione. Avrebbero inoltre svolto una funzione di utilità per tutta la comunità, dando buoni consigli ai coltivatori ed ai malati, sedando le liti come dei giudici di pace, senza riempire le loro prediche di dogmi e controversie.

Mi espressi presso il Consiglio di Stato per fare in modo che al clero fosse assegnato un salario congruo, così da sollevare gli uomini di Chiesa dall’assillo umiliante e pericoloso di procurarsi il necessario per la sopravvivenza. Il mio ragionamento era questo: lo Stato di Francia si preoccupa del benessere del popolo, e dunque dobbiamo fare qualcosa anche per il clero, per esempio attraverso una specifica imposta fiscale: tutti nascono, molti si sposano, e tutti muoiono, e quindi volevo eliminare ogni speculazione su questi eventi sociali così importanti. Poiché essi riguardano tutti, perché non introdurre una tassa speciale o inserirli nel regime generale del fisco?

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[Conversazioni sul Cristianesimo]

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Lo zar Alessandro #1

Alexander_I_of_Russia_by_F.Kruger_(1837,_Hermitage)23Il 23 Dicembre 1777 nacque a san Pietroburgo Aleksandr Pavlovic Romanov, Imperatore di Russia dal 1801 al 1825.

Nel 1815 egli fu uno dei più grandi promotori della crociata contro di me e non perse mai occasione per esprimere una viva e decisa avversione nei miei confronti. Sembrava quasi che fosse un fatto personale, come se si sentisse ingannato e raggirato. Sospetto che dietro questo suo comportamento ci possa essere stato un antico mio ministro e confidente, che in alcune conversazioni private durante il congresso di Vienna non perdeva occasione per ferire l’onore dello zar riferendogli giudizi veri o falsi a me attribuiti.

Eppure i rapporti tra me e lo zar non furono sempre così tesi. Nel 1807 ci fu l’accordo di Tilsit, durante il quale scoprii che lo zar Alessandro e soprattutto suo fratello Costantino mi ammiravano molto. Dal 27 Settembre al 14 Ottobre 1808 ci fu poi il Congresso di Erfurt, che fu un’ulteriore occasione per rafforzare il legame di amicizia che univa la Francia alla Russia. I nostri Stati Maggiori ed i nostri Ministri si intrattennero in cene, balli, rappresentazioni teatrali. I nostri fratelli minori Girolamo e Costantino si divertivano a disturbare i borghesi della città bussando alle loro porte di notte. L’atmosfera insomma era gioiosa e amichevole.

Entrevue_Erfurt_by_Nicolas_GrosseVi voglio raccontare un episodio che si svolse a Erfurt il 3 Ottobre: tutti i sovrani ( i due Imperatori, il Re di Sassonia e gli altri sovrani della Confederazione del Reno) stavano assistendo alla rappresentazione di Edipo e non appena l’attore pronunciò queste parole:

L’amicizia di un grande uomo è un dono dagli dei

lo zar si alzò e mi porse la sua mano. Il teatro fu ricoperto di acclamazioni da ogni parte.

È possibile che il nostro rapporto sia cambiato così tanto, in così pochi anni? Gli eventi della storia fanno propendere per il sì..

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Lettera al Generale Lauriston, 12 Dicembre 1804

Parigi, 12 Dicembre 1804.

I ministri della guerra e della marina vi hanno già inviato le vostre istruzioni. Vedrete che ho rafforzato la vostra spedizione con l’aggiunta del Generale Reille. Mi serve la fregata “Muiron” per un altro servizio.  È già tardi nella stagione. Partite subito; giustificate la mia fiducia in voi; issate la mia bandiera in quel bel continente.

Se, quando avete stabilito una base laggiù, siete attaccato dagli Inglesi, e sperimentate vicissitudini della fortuna, non dimenticate mai tre cose – di tenere le vostre forze assieme, di essere attivo, di essere determinato a morire da soldato. Questi tre grandi principi dell’arte della guerra hanno portato la fortuna dalla mia parte in tutte le operazioni.

La morte non è nulla: ma vivere sconfitto e senza gloria è come morire ogni giorno. Non abbiate paura per la vostra famiglia: dedicate tutte le vostre energie a quella parte della mia famiglia alla cui conquista siete destinato.

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