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19 Brumaio (10 Novembre) 1799. Il colpo di stato è riuscito!

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Il 19 Brumaio i Deputati del Consiglio degli Anziani e del Consiglio dei Cinquecento si riunirono al Castello di Saint Cloud.
Iniziarono le sedute con alcune difficoltà: i deputati chiesero spiegazioni per lo spostamento a Saint Cloud, e nel consiglio presieduto da mio fratello Luciano alcuni gridarono contro la dittatura e chiesero di prestare giuramento alla Costituzione dell’anno III.
Gli anziani appresero delle dimissioni di tre membri del direttorio e chiesero ai cinquecento di designare dei candidati, sospendendo la seduta.
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Spazientito dal giuramento che era stato richiesto, entrai impetuosamente nella sala e pronunciai questa parole contro coloro che mi definirono un novello Cesare o un novello Cromwell:

«Parlate di un novello Cesare, di un novello Cromwell; si dice in giro che voglio stabilire un governo militare. Se avessi voluto usurpare l’autorità suprema, non avrei avuto bisogno di riceverla dal Senato. Il Consiglio degli Anziani è investito di un grande potere, ma è ancor più animato da una grande saggezza; non ascoltate altro che lei; evitiamo di perdere le due cose per cui abbiamo fatto tanti sacrifici: la libertà e l’uguaglianza».

Mi si chiese della Costituzione; risposi che era già stata violata in altre occasioni.
Mi si chiesero i nomi dei cospiratori; risposi di avere fiducia nel Consiglio degli Anziani, mentre tra i Cinquecento risiedevano alcuni facinorosi che volevano riportare la Francia alla Convenzione, ai tribunali rivoluzionari, al patibolo.
Nel frattempo, il Consiglio dei Cinquecento apprese delle dimissioni di Barras e si iniziò a discutere del modo di sostituirlo.
Entrai nell’aula mentre i deputati stavano procedendo al giuramento per appello nominale; non appena mi videro accompagnato da alcuni granatieri, essi si scagliarono contro di me con imprecazioni e grida, tacciandomi come un dittatore. Fui costretto ad uscire per evitare il pericolo.
Il tumulto continuò, ed alcuni di essi chiesero di mettermi fuori legge. Sieyès mi suggerì di mettere in azione i soldati.
Luciano sciolse la seduta è fu prelevato da alcuni granatieri.
La notizia che ero stato messo fuori legge (anche se non vera) cominciò a diffondersi. Decisi di rivolgermi alle truppe:
«Soldati, vi ho portato alla vittoria; posso contare su di voi?» Grida: «Sì! Sì! Viva il generale!»
Luciano mi raggiunse e fu egli stesso ad incitare le truppe affinché riportassero l’ordine nell’assemblea, giustificando l’uso della forza con il tentativo di alcuni deputati di aggredirmi.
Estrasse un pugnale e me lo puntò sul cuore: «Non esiterei a usarlo se sapessi che mio fratello vuole attentare alla libertà della Repubblica!».
Leclerc e Murat entrarono con i loro soldati nella sala dell’Orangerie dove i cinquecento erano riuniti; alcuni di loro fuggirono dalle finestre alla vista dei militari.
Fouché aveva fatto in modo che per motivi di pubblica sicurezza essi erano costretti a rimanere a Saint Cloud, senza tornare a Parigi, per paura di tumulti appunto.
Saputo dello scioglimento del Consiglio dei Cinquecento, gli Anziani decretarono la formazione di una commissione provvisoria di tre membri per esercitare il potere esecutivo.
Non soddisfatti di questo decreto, riunimmo quanti più deputati possibili per riformare il Consiglio dei Cinquecento. Grazie alla complicità del Consiglio degli Anziani venne sciolto il direttorio e venne formata una commissione per la revisione della costituzione e una commissione consolare esecutiva, formata da me, Sieyès e Ducos che giurammo fedeltà «alla sovranità del popolo, alla Repubblica una e indivisibile, alla libertà, all’uguaglianza e al sistema rappresentativo».
Mentre prestavo giuramento dissi pronunciai queste parole:

Cittadini, la Rivoluzione ha fissato i principi che le hanno dato origine, essa è finita

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18 Brumaio (9 Novembre) 1799, al potere!

Il 18 Brumaio 1799 Inizió ufficialmente il colpo di stato che mi permetterà di arrivare al potere.
Presso il Consiglio degli Anziani, riunito al mattino alle Tuileries, venne diffusa la notizia di un possibile atto da parte di anarchici, e la necessità di spostare la seduta dell’Assemblea.

Il Consiglio degli Anziani, in virtù degli articoli 102, 103 e 104 della Costituzione decreta quanto segue: 1° Il corpo legislativo è trasferito nel comune di Saint-Cloud, i due consigli siederanno nelle due ali del Palazzo. 2° Si riuniranno domani, 19 brumaio, a mezzogiorno. Tutte le deliberazioni sono sospese sino a tale termine. 3° Il generale Bonaparte è incaricato dell’esecuzione del presente decreto. Il generale comandante la 17ª divisione militare, la guardia del corpo legislativo, le guardie nazionali, le truppe di linea che si trovano nel comune di Parigi e in tutta la 17ª divisione sono messe immediatamente ai suoi ordini. Tutti i cittadini gli presteranno aiuto alla prima richiesta. 4° Il generale Bonaparte è chiamato davanti al Consiglio per ricevere una copia del presente decreto e prestare giuramento. 5° Il presente decreto sarà stampato, affisso, promulgato ed inviato a tutti i comuni della Repubblica tramite corrieri speciali.

Lessi questo decreto di fronte a una folla di ufficiali che si era recata di fronte la mia abitazione, ed in seguito mi rivolsi loro:

«Soldati, il decreto straordinario del Consiglio degli Anziani è conforme agli articoli 102 e 103 della carta costituzionale; mi ha consegnato il comando della città e dell’esercito. Io ho accettato per attuare le misure da prendersi, e che sono tutte in favore del popolo. La Repubblica è mal governata da due anni: voi avete sperato che il mio ritorno mettesse fine a tanti mali; voi seguirete il vostro generale con l’energia, la fermezza, la fiducia che sempre in voi ho visto. La libertà, la vittoria e la pace porranno nuovamente la Repubblica francese al posto che in Europa occupava, e che soltanto l’inettitudine o il tradimento le hanno potuto far perdere. Viva la Repubblica!»

Inseguito dalle grida “Viva Bonaparte” mi recai alle Tuileries e tenni un discorso anche di fronte all’assemblea:

«La Repubblica è in pericolo; voi lo avete saputo, e il vostro decreto viene a salvarla; sventura su coloro che vogliono causare problemi e disordini! Io li fermerò. Che nessuno cerchi di ritardare il nostro cammino. La vostra saggezza ci ha dato questo decreto; le nostre braccia ne saranno esecutrici; noi vogliamo una Repubblica fondata sulla vera libertà, sulla libertà civile, sulla rappresentanza nazionale. Noi l’avremo, lo giuro, lo giuro a nome mio e a nome dei miei compagni d’armi.»

I soldati ai miei ordini vigilavano tutti i luoghi del potere di Parigi. I membri del Direttorio non coinvolti nel colpo di stato, Barras, Moulin e Gohier tentarono di opporre resistenza rivolgendosi al generale Lefebvre, ma questi gli rispose che in virtù del decreto eseguiva solo i miei ordini.
Dall’interno dell’Assemblea degli Anziani rivolsi un duro appello contro il Direttorio:

«Che ne avete fatto di questa Francia che vi ho lasciato fiorente? Vi ho lasciato la pace, ritrovo la guerra. Vi ho lasciato la vittoria, ritrovo la sconfitta. Vi ho lasciato i milioni dell’Italia, e ritrovo ovunque leggi rapaci e miseria. Che ne avete fatto dei centomila francesi che conoscevo, tutti miei compagni di gloria? Sono morti. Questo stato di cose non può durare; entro tre anni ci porterà al dispotismo. Ma noi vogliamo la Repubblica, la Repubblica fondata sulle basi dell’eguaglianza, della morale, della libertà civile, della tolleranza politica. È tempo infine di rendere ai difensori della Patria la fiducia di cui hanno diritto; a sentire alcuni faziosi, noi saremmo tutti dei nemici della Repubblica, noi, che l’abbiamo rafforzata con la nostra opera ed il nostro coraggio; noi non vogliamo altri patrioti che i coraggiosi mutilati al servizio della Patria.»

Mentre Sieyès, Ducos e Barras diedero le dimissioni, Gohier e Moulin tentarono di resistere e quest ultimo rivolse un messaggio alle assemblee per scongiurare un colpo di stato invitandole all’unità, arrivando al pubblico di chiedere che venissi messo fuori legge. Evidentemente ciò non avvenne, anche grazie alla stretta sorveglianza alla quale li sottoposi.
Il primo giorno si era concluso, ma gli eventi più delicati dovevano ancora svolgersi.

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