Waterloo – perché è finita così?

Oggi, come sapete, si ricorda la battaglia di Waterloo, che a duecento anni di distanza è ancora una delle battaglie più famose della storia.

Non mi voglio dilungare troppo sulla composizione dei due eserciti, sui  movimenti delle truppe, sulle varie fasi dello scontro; ve ne parlerò in generale, evidenziando gli errori, le fatalità, cercando insomma di darvi degli elementi per capire meglio perchè sono stato sconfitto; l’articolo più specificatamente “bellico” lo ha scritto @MarechalMassena.

1) All’inizio della campagna del Belgio, i movimenti delle nostre truppe furono eseguiti in modo corretto; il maresciallo Blücher ed il Duca di Wellington furono sorpresi, non sapevano che cosa stava accadendo davanti a loro. La comunicazione tra i loro due eserciti era difficile e farraginosa.

Scelsi di coprire i movimenti delle mie truppe con il fiume Sambre, per tagliare la linea delle due armate a Charleroi, dove avrebbero dovuto incontrarsi.

Solo affrontando i due eserciti singolarmente avrei potuto sopperire all’inferiorità numerica delle mie truppe. Il piano fu eseguito con audacia e saggezza.

2) Gli eventi del 1814 avevano mutato il carattere di molti generali, che si era indebolito; non avevano più la stessa audacia, la stessa risolutezza, la stessa fiducia grazie alle quali avevamo ottenuto tanti successi. Io stesso non ero, probabilmente, lo stesso.

Il 15 Giugno, il III Corpo avrebbe dovuto prendere le armi alle tre del mattino e arrivare a Charleroi alle dieci; arrivò solo alle tre del pomeriggio.

Lo stesso giorno, l’attacco al bosco davanti a Fleurus, ordinato per le quattro del pomeriggio, avvenne solo alle sette. La notte ci impedì di entrare a Fleurus, un ritardo pesante all’inizio di una campagna.

Ordinai al maresciallo Ney di occupare la posizione di Quatre-Bras il 16, con i suoi quarantatremila uomini dell’ala sinistra, prendendo posizione all’alba e trincerandosi lì. Ney esitò, convinto di avere di fronte le maggiori forze dell’esercito nemico, e perdette otto ore. Davanti a sé aveva il principe d’Orange con novemila uomini, che mantenne l’importante posizione fino alle tre del pomeriggio del 16. Quando Ney si accorse del ritardo, si portò su Quatre-Bras  solo con la metà dei suoi uomini, lasciando gli altri soldati due leghe indietro come appoggio per la ritirata, dimenticandoli di fatto fino alle sei di sera. Nelle campagne passate il maresciallo Ney avrebbe occupato la posizione alle sei del mattino e avrebbe mosso le sue truppe in maniera rapida e agevole per favorire i combattimenti anche degli altri corpi.

La nostra avanguardia arrivò a Waterloo soltanto alle sei della sera del 17, a causa di alcune fatali esitazioni. Avrei voluto combattere subito contro gli inglesi, che in quel momento si stavano ritirando, e tentai un inseguimento, che purtroppo fallì.

3) I soldati francesi non avevano mai mostrato così tanto coraggio, determinazione ed entusiasmo; erano consapevoli di essere i migliori soldati d’Europa. Avevano piena fiducia in me, forse anche più che nel passato, grazie agli eventi da poco accaduti. Ad essere diminuita probabilmente era la loro fiducia verso gli altri ufficiali, in ricordo dei tradimenti del 1814; se non erano convinti di un ordine o di un movimento, si inquietavano; temevano il tradimento.

Un vecchio caporale nel mezzo della battaglia mi disse di diffidare del maresciallo Soult, il Capo di Stato Maggiore. Durante la battaglia degli ufficiali spargevano la voce di improbabili tradimenti degli ufficiali; si disse che il Generale Dhenim stesse arringando i dragoni per farli passare al nemico. Poco dopo in realtà morì colpito da una cannonata mentre respingeva una carica del nemico.

Il 14 sera, in effetti, il Generale Bourmount e alcuni suoi collaboratori passarono al nemico e diedero informazioni a Blücher sulle nostre posizioni. Questo fatto aveva aumentato molto l’inquietudine dei soldati. Le diserzioni e i tradimenti degli ufficiali ci furono, ma nessun soldato si macchiò di un simile delitto. In molti, rimasti feriti, si uccisero sul campo di battaglia, quando seppero della sconfitta.

Louis-Auguste-VictorvBourmont
Louis-Auguste-Victor Bourmont

4) Il 17, l’armata francese si trovò divisa in tre parti: 69.000 uomini con me marciarono verso Bruxelles; 34.000 uomini agli ordini del Maresciallo Grouchy si diressero verso Bruxelles inseguendo i prussiani; 8.000 uomini restarono sul campo di battaglia di Ligny per portare soccorso ai feriti e formare una riserva a Quatre-Bras; 5.000 uomini, il parco di riserva, restarono a Fleurus e Cherleroi.

Le forze di Grouchy erano sufficienti per sconfiggere i prussiani; la sproporzione numerica che il 15 giugno era di 1 a 2, ora stava in un rapporto 3 a 4. A confermare ciò furono gli stessi inglesi che ammisero l’inevitabile sconfitta se non fossero arrivati i rinforzi prussiani. Il Maresciallo Grouchy commise un errore gravissimo fermandosi il 17 a Grembloux, percorrendo appena 8 chilometri, invece di farne altri 12 e arrivare a Wavres; l’errore fu reso ancora più grave il giorno seguente, il 18, quando arrivò a Wavres soltanto alle quattro del pomeriggio, perdendo dodici ore, anziché arrivarvi alle sei del mattino.

5) I granatieri a cavallo e i dragoni della guardia furono comandati dal Generale Guyot, e si impegnarono senz’ordine. Alle cinque del pomeriggio l’armata si trovò priva di riserve di cavalleria; se alle otto e mezza ci fosse ancora stata, il caos causato dall’arrivo dei prussiani sarebbe stato scongiurato e avremmo mantenuto il vantaggio. In tutte le battaglie la divisione dei granatieri e dei dragoni della guardia non mi perdevano mai di vista e attaccavano solo dopo che un mio ordine a voce veniva impartito al generale che la comandava. Purtroppo Mortier, comandante in capo della guardia, lasciò il suo incarico il 15 per motivi di salute e non fu più sostituito. Questo causò molti inconvenienti.

Claude Guyot
Claude Guyot

6) La decisione di Wellington di combattere a Waterloo era contraria agli interessi della sua nazione e al piano di guerra adottato dalla coalizione antifrancese.

Non era negli interessi degli inglesi esporsi a una battaglia potenzialmente mortale, con i suoi uomini migliori, una delle ultime armate rimaste. Il piano degli alleati prevedeva un’azione di massa e nessun combattimento parziale.

Il Generale inglese inoltre, combattendo a Waterloo, contava sull’aiuto dei prussiani, che però potevano giungere solo nel pomeriggio; egli restava dunque esposto, per tredici ore, da solo. Una battaglia in genere non dura più di sei ore; la collaborazione dei prussiani era dunque illusoria.

Per contare sul loro intervento, inoltre, si aspettava probabilmente di avere di fronte l’armata francese al completo; se fosse stato così, egli pretendeva dunque di combattere per tredici ore con 90 mila uomini di differenti nazioni  contro 104 mila francesi.  Tutto ciò era naturalmente impossibile.

7) Durante la notte dal 17 al 18 giugno il tempo fu pessimo, e il terreno fu impraticabile fino alle 9 del mattino. Questa perdita di sei ore giocò in favore del nemico, dato che noi ci saremmo schierati alle quattro mattutine. Il terreno fangoso diminuì inoltre l’effetto del nostro bombardamento iniziale, dal momento che i colpi non potevano rimbalzare sul terreno.

Ma Wellington poteva forse far dipendere le sorti di una battaglia del genere dal meteo o dal fatto che Grouchy si perse con la sua armata?

8) Mio fratello Girolamo aveva l’ordine di attaccare sulla sinistra il castello di Hougomont, per creare un diversivo all’attacco principale, che si sarebbe svolto al centro. Ciononostante, egli si incapponì nell’azione, e anzichè limitarsi ad attaccare con l’artiglieria ordinò una serie di attacchi frontali che causarono molte perdite, mentre Wellington manteneva praticamente intatto il suo schieramento. Probabilmente era meglio se sceglievo più attentamente i comandanti.

Girolamo Bonaparte
Girolamo Bonaparte

 9) L’attacco iniziale guidato da d’Erlon fu eseguito con un’alta densità di perdite, a causa del posizionamento dei soldati: essi, distanti un chilometro e duecento metri dal nemico, erano schierati a largo fronte con duecento unità per riga, talmente vicini da faticare ad usare il fucile. Tre divisioni su quattro dovettero affrontare in questo modo il nemico, nascosto dietro siepi munite di feritoie; la quarta divisione, sulla destra, adottò la classica formazione in colonna con due compagnie schierate sul fronte e riuscì a sconfiggere i reparti di Nassau con relativa facilità.

10) Il Maresciallo Ney, vedendo dei movimenti di truppe inglesi verso nord, pensò ad una ritirata del nemico e decise di caricare con i corazzieri, quasi 5000, senza però l’adeguata copertura. L’artiglieria francese dovette evitare di attaccare per non colpire la nostra stessa cavalleria. La fanteria nemica, ben difesa dall’artiglieria, riuscì anche in questo caso a provocare numerose perdite nel nostro schieramento, a causa di questa sconsiderata azione del maresciallo.

La carica del Maresciallo Ney a Waterloo
La carica del Maresciallo Ney a Waterloo

Una battaglia sfortunata, decisa dall’arrivo dei prussiani di Blücher. Una sconfitta facilitata anche dagli errori miei e dei miei sottoposti. Già, perché immaginare di non avere responsabilità nella sconfitta sarebbe presuntuoso.

Mancai nella scelta dei subalterni, lasciando Davout a Parigi, dando compiti di comando a mio fratello Girolamo e (forse) facendo a meno di Murat alla guida della cavalleria; non incitai abbastanza i soldati spostandomi nelle varie postazioni, in un campo di battaglia piuttosto limitato che rendeva agevoli delle azioni del genere;  decisi di iniziare più tardi la battaglia, a causa delle condizioni del campo di battaglia, bagnato dalle piogge; ci furono poi, come sostiene Roberto Race, delle gravi lacune nel sistema di comunicazione degli ordini e degli spostamenti, fino a quel momento uno dei migliori d’Europa, che venne meno proprio nel momento più importante.

Si potrebbero elencare probabilmente ancora altre decine di motivazioni per giustificare l’esito della battaglia di Waterloo; sarà certamente interessante per molti andare ad analizzare alcune di queste, confutarle, o concordarle. Il risultato finale resterà sempre lo stesso.

Sul campo di battaglia gli alleati vinsero e io persi. Ma a Waterloo non ha vinto Wellington, piuttosto ha perso Napoleone. Perché tra i due, un posto d’onore nell’olimpo della storia è stato riservato a me e non certamente a lui. Gli ultimi anni della mia vita, vissuti nell’esilio su un’isola sperduta e la scrittura delle Memorie hanno certamente contribuito a costruire l’aura mitica che ancora oggi mi circonda e che mi spinge tuttora a raccontare la mia storia, riscontrando un grande interesse tra il pubblico.

Alla fine, i posteri, hanno sentenziato.

#N

[Memoriale di Sant’Elena, las Cases, Migliorini / Le Grandi Battaglie di Napoleone, Frediani]

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